Il Centro Storico di Agrigento
 

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Visitate Cattolica Eraclea e la provincia di Agrigento. I monumenti e la storia della nostra provincia con le guide autorizzate di Agrigento

Guide turistiche autorizzate di Agrigento.

Raffadali è il paese che ha dato i natali al presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro. La Venere di Businé si trova nella sala XIII dedicata ad Umberto Zanotti Bianco e destinata alla preistoria e protostoria del territorio di Agrigento
Ad Agrigento dormite nella Valle dei Templi a Camera con Vista

Popolazione: 14.000 abitanti ca.

Distanza da Agrigento: 15 Km S.S.118

Il paese ed il suo territorio si trovano compresi nell'altopiano centrale siciliano, un tavolato di terreni argillosi e calcari idonei alla coltura cerealicola. Il clima è tipicamente mediterraneo, e le precipitazioni scarse e concentrate nei mesi di Ottobre/Marzo. La vegetazione spontanea è quella della macchia mediterranea; la formazione più stabile è quella dell'Oleo-ceratonion, costituita dall'oleastro, il carrubo e la palma nana. In quanto a fauna oggi sopravvivono a stento il coniglio selvatico, la donnola, il riccio e il porcospino. Il territorio di Raffadali, data la fertilità del suo suolo, fu abitato sin dall'epoca preistorica. Ce lo testimoniano le tombe "a forno" della vicina contrada Businé, con volta ed apertura rotondeggiante. Tali sepolture risalgono al periodo eneolitico (2000 a.C.); in esse i morti erano disposti accoccolati, con le spalle appoggiate alle pareti. E in questo stesso territorio che sono state ritrovate anche le cosiddette "Veneri di Businé'", oggi conservate al Museo Archeologico Regionale di Agrigento. Si tratta di due piccoli idoli ottenuti da ciottoli di fiume, rappresentanti entrambi la Gran Madre della Fecondità e della Terra. Queste grotte furono comunque certamente riutilizzate sin dall'epoca romana. La contrada Businé vide anche la colonizzazione greca, come lo stesso nome ci dimostra. Anche se i Greci preferirono stabilirsi sulla fascia costiera del territorio agrigentino, pure penetrarono all'interno, in questa area che per la presenza di numerose e ricche sorgenti si manteneva boscosa e fertile. Dai Greci essa fu utilizzata soprattutto per l'allevamento, ma non ci sono rimaste, comunque, vestigia di questa colonizzazione. In fatto di antiche vestigia la parte più interessante del territorio di Raffadali è, invece, la contrada Terravecchia e Grotticelle, in cui vi sono i resti più copiosi della dominazione romana e bizantina. Terravecchia presenta tracce evidenti di un antico centro abitato: rottami di terracotta, cocci di vasi, avanzi di mura e di pilastri, ed intere sepolture complete dei corredi funerari sono state spesso ritrovate dai contadini. A Grotticelle, invece, il monte appare traforato da numerosissime cavità. Non si tratta più di "tombe a forno": e si inoltrano nella roccia per tre-quattro metri circa. Hanno la base incavata da loculi per la sepoltura in posizione distesa. Si tratta di tombe cristiane del IV-V secolo. Alcune di queste tombe furono utilizzate per secoli da contadini come stalle o abitazioni a diversi piani intercomunicanti; i loculi del suolo sono stati asportati e questo è stato reso liscio con gesso, mentre solo l'ultimo in fondo è stato mantenuto ed utilizzato come mangiatoia. Le contrade di Terravecchia e Grotticelle vanno considerate unica sede di stanziamento umano di cui nella prima sono evidenti le rovine dell'abitato, nell'altra gli avanzi sepolcrali. Tra i rinvenimenti più importanti di questa zona, è magnifico sarcofago in marmo bianco, conservato alla Chiesa Madre, in cui è raffigurato il ratto di Proserpina. Anfore, vasetti votivi, frammenti di colonne, e tutto quanto è stato rinvenuto d'epoca romana in contrada Terravecchia è esposto alla Biblioteca Comunale di Raffadali. Alcuni studiosi hanno ritenuto di poter identificare questo insediamento con la città romana di Pitiniana. Questa città fu poi sicuramente occupata e distrutta dagli Arabi, che le diedero il nome di Rohal - Afdal. Ma dopo la prima metà del XI secolo, il dominio saraceno fu sostituito da quello Normanno. I Normanni nel 1087 sferrarono l'attacco contro Agrigento, e fu l'espugnazione di Guastanella che segnò la fine della dominazione saracena nel territorio di Raffadali, che divenne feudo dei Montaperto, e tale vi rimase fini al 1812 quando la feudalità fu abolita. Le successive dominazioni, dalla normanna (1085-1194) alla sveva (1194-1266), dall'angioina (1266-1282) all'aragonese e spagnola (1282-1713), arrivarono a Raffadali come filtrate dalla costante signoria dei Montaperto.L'11 Gennaio 1693 Raffadali fu scossa anch'essa dal fortissimo sisma che colpì tutta la Sicilia facendo più di 60 mila vittime. Poiché a Raffadali non ci furono vittime, tutti attribuirono l'incolumità alla protezione della Madonna dei malati, in onore della quale il primo marzo dello stesso anno fu introdotta una festa. Dal primi Settecento agli ultimi Borboni, 1860, il paese vide raddoppiata la sua popolazione. Comuni limitrofi : S. Elisabetta - km. 5, Cianciana - km. 26, Cattolica E. - km20

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Le feste popolari

LA SAGRA DEL MACCO

Prima domenica di ottobre

I Greci servivano la minestra a base di fave in occasione delle feste Panepsie e gli attribuivano un effetto vivificante. I Romani la preparavano per le cerimonie mistiche e per i banchetti funebri. A Raffadali questo piatto è stato conservato come piatto tradizionale della cucina locale. Il macco o purea di fave secche sgusciate e messe a mollo la sera precedente, si fanno cuocere a fuoco lento in poca acqua salta. Condito con pezzetti di pane raffermo, olio di oliva e pepe viene servito in piazza accompagnato da vino rosso

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I monumenti

LA CHIESA MADRE

è ubicata nel centro del paese e domina insieme al castello Montaperto la piazza principale del paese.

In questa chiesa nella seconda metà di luglio si celebra la festa della Madonna dei Malati, patrona di Raffadali. Cominciò ad essere edificata nella seconda metà del XV secolo per volere del Barone Montaperto ma fu portata a termine un paio di secoli più tardi. Nella decorazione del portale sinistro del prospetto si legge la data 1831.

L'edificio è rivolto a sud, è lungo 40 m. e largo 26 m. La facciata deriva da modelli tardo rinascimentali romani. è a croce latina ed è divisa in tre navate con transetto. La cupola così come la volta della navata centrale sono affrescate. Nel suo interno custodisce tra l'altro un Sarcofago romano in marmo del II secolo d.C. con Ratto di Proserpina, una statua in legno di Maria SS, degli infermi con il Bambino, opera di Nicola Buttafuoco del 1585 e le sepolture dei Montaperto.

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