Popolazione : 5.100 abitanti ca.
Distanza da Agrigento 20 Km S.S. 115; 129 m slm
Nel sito preesistette, in periodo arabo, un fortilizio dal nome di Rahal
Suguliana, distrutto poi dai Normanni alla fine del XI sec. Nel 1310 Federico
Chiaramonte, signore della Baronia di Siculiana, ricostruì il Castello.
All'inizio del XV sec. il nobile catalano Gilberto Isfar et Corilles, ottenne
la licentia populandi e fondò il paese nei pressi del Castello, ottenendo
anche il permesso di esportare cereali dal vicino caricatore.
Comuni limitrofi : Realmonte - km. 4, Montallegro - km. 9, Cattolica E. -
km. 18.
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Le feste religiose
IL CULTO DEL CROCIFISSO NERO
Mese di maggio.
Si tratta di una scultura di leccio raffigurante Cristo
appena spirato. È stata stuccata all'esterno ed è stata completamente dipinta
marrone scuro in tempi recenti per preservarla meglio. Nel 1905 furono donati
dai fedeli 3 pesanti chiodi d'argento realizzati dall'orefice palermitano La
Villa, che sostituirono quelli di ferro con testa in lamina d'argento oggi
andata perduti. In origine si trovava all'interno della chiesa di San Lorenzo
al castello. Nel 1681 fu affidato a confrati del SS Crocifisso e alla
compagnia di appartenenza e gli fu imposto di festeggiarlo il 3 maggio di ogni
anno perché in tale giorno fu trovata la croce di Cristo da S.Elena a
Gerusalemme. Già nel 1610 era stato trasferito all'interno della chiesa madre
attuale. La confraternita del SS Crocifisso o dei trentatrè curava il culto
nell'omonimo altare e durante le processioni i membri portavano un abito di
tela nera. La confraternita si estinse per motivi ignoti agli inizi dell'800.
Fu sostituita da Comitato che opera ancora oggi. Non si conosce il nome
dell'artista che scolpì il Crocifisso. Prendendo per certo che il simulacro
sia lo stesso di quello trovato nel 1540 nella chiesetta del castello e poi
traslato nell'antica Matrice nel 1610, si può supporre che sia stato
realizzato tra i 300e gli inizi del 500. Comunque anche la data è incerta.
La leggenda del Cristo nero
Secondo la leggenda fu commissionato dagli abitanti di Burgio. Durante il suo
trasporto avvennero i fatti riportati dalla leggenda. I due portatori stanchi
si fermarono in un fondaco presso l'antico casale di Siculiana. Posano perciò
la cassa sigillata con i Cristo in un angolo di una stalla. Passò un cieco o
un zoppo che si sedette sulla cassa; arrivarono i portatori e lo fecero
alzare. L'invalido impaurito cominciò a scappare, quindi si accorse che ci
vedeva Arrivati gli abitanti lo portarono in processione alla chiesetta del
castello. Un'altra leggenda parla di due ladri che di notte trafugarono la
cassa, ma pensavano che ci fosse dentro oro. Delusi la nascosero in una grotta
sotto il castello. Dopo molti anni una vecchietta sognò il crocifisso che le
chiedeva di liberarlo rivelandole il suo nascondiglio. I Burgitani reclamarono
il Crocifisso e ci fu una disputa. Quindi si venne a un patto: se il simulacro
trainato da buoi mai soggiogati prima avesse oltrepassato il torrente Catania
sarebbe stato ceduto ai Burgitani, viceversa sarebbe rimasto ai siculianesi.
Vinsero quest'ultimi. I burgitani comunque tornarono per molti anni il 3
maggio unico giorno in cui il crocifisso veniva portato fuori dalla fortezza
sperando di portarselo via. La vara è del 1848 e fu concepita come un
tempietto sormontato da un finimento che poggia su 4 colonne corinzie, sotto
il quale prendeva posto la croce. Per trasportarla erano necessari 84
portatori. Ma la struttura venne subito accantonata dato il suo peso e
ingombro ed oggi adorna la cappella del battistero nella chiesa Madre. Alutò i
portatori dando agio a questi di riposarsi dieci volte in luoghi prestabiliti
lungo il percorso
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Le feste popolari
LA FESTA DEL 3 MAGGIO
Caratteristica è la tipica illuminazione detta “cassaru” con croci
trasparenti, archi e impalcature in legno per sospendervi lanterne e fiaccole
varie, le quali per la forma erano chiamate “piramiti”. La mattina del 1
maggio veniva trasportata nell'originaria cappella. I fedeli sfilano a piedi
scalzi e gli emigrati tornano per l'occasione. I portatori che venivano
chiamati “forzati” indossano un fazzoletto rosso sulle spalle. La festa dura
tre giorni. Nel 1934 fu cambiata la vara con una più leggera. Nel 1936 dopo le
nuove direttive imposte ai Vescovi siciliani sulle celebrazioni religiose, nel
rispetto delle leggi liturgiche, prese in mano la processione la Pubblica
sicurezza che reclutò i portatori dando agio a questi di riposarsi dieci volte
in luoghi prestabiliti lungo il percorso.
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