LA CERAMICA DIPINTA DELLO STILE DI SERRAFERLICCHIOLugi Bernabò Brea La Sicilia prima dei Greci, 1958 |
Abbiamo già ricordato l’unica tazza decorata a graffito nello stile di San Cono trovata a Serraferlicchio e la abbondante ceramica buccheroide, che comprende scodelloni, orcioli, ecc. Serraferlicchio ha dato soprattutto (a parte alcune varietà di minore interesse) una caratteristica ceramica dipinta in nero opaco sul fondo rosso vivo, o rosso violaceo, lucido, che è quella che possiamo denominare da questa stazione.
Gli scavatori notarono che questa ceramica dipinta era assente nei livelli inferiori, il che coincide bene con le osservazioni da noi fatte alla Chiusazza.
Le forme di questa ceramica sono molto varie e comprendono vasi di tutte le dimensioni da grandi a minuscoli.
Anche i motivi sono molto vari: denti di lupo, bande, fasci di linee, grandi punti, serpentine, fasce o zone reticolate, clepsidre, ecc. Essi si associano diversamente fra loro in modo molto vivace e imprevisto.
Fra i motivi più frequenti e caratteristici sono quello costituito da fasci divergenti di segmenti che si alternano in diverse direzioni e quello a sottili fasce verticali, dalle quali si dipartono obliquamente cunei sottili allungatissimi, fra i quali si interpongono delle serpentine.
Esistono a Serraferlicchio anche scarsi esempi di una ceramica policroma in cui le bande nere su fondo rosso sono marginate da fasce bianche o si alternano con esse. Tipo questo che ritroveremo a Trefontane di Paternò e a Sant’Ippolito di Caltagirone e che potrebbe appartenere ad un momento un poco più tardo di quello caratterizzato dalla ceramica in nero su rosso.
D’altronde a Serraferlicchio si trovano indizi che attestano la continuazione dell’abitazione umana anche nella fase successiva. Vi è presente infatti, sia pure in piccola quantità, quella ceramica monocroma rossa dello stile del Malpasso che caratterizza i livelli della fine dell’età del rame alla Chiusazza e alla Ticchiara.
Si ha infine una grande massa di ceramica grezza, identica a quella degli strati medi e superiori dell’età del rame della Chiusazza sia nel colore chiaro dell’impasto che nelle forme vascolari e nelle semplici decorazioni che vi ricorrono, che si limitano a qualche tratto di cordone o a qualche bitorzolo.
La ceramica dipinta in nero su rosso, che è caratteristica di Serraferlicchio, è stata ormai trovata in numerose altre stazioni, sparse attraverso quasi tutta la Sicilia.
La troviamo proprio nel cuore dell’isola in una stazione all’aperto nella contrada Realmese presso Calascibetta, stazione che doveva occupare in origine la sommità di un colle, ma i cui materiali, dilavati dalle acque piovane si raccolgono ora sul fondo della valletta sottostante.
Esiste nel Siracusano non solo nella grotta della Chiusazza, ma anche nella vicina grotta Genovese e nella grotta Palombara alla Targia.
Un tipico vaso di questo stile, finora isolato, proviene da Paternò.
Parecchi frammenti ne sono stati trovati a Lipari negli strati della cultura di Piano Conte e forniscono un dato molto importante per la sincronizzazione delle culture eoliane con quelle della Sicilia.
Una variante sensibilmente diversa non tanto nella tecnica, che è sempre sostanzialmente la stessa ma nei motivi decorativi, ci è offerta dalla grotta del Vecchiuzzo di Petralia Sottana.
Un vaso di questa caverna, pubblicato dalla Marconi Bovio, presenta infatti il singolare motivo di un grande angolo formato da un fascio di linee sottili e da linee fiancheggiate da bandierine triangolari che non si ritrova a Serraferlicchio.
Lo stesso motivo ritorna invece su un vasetto proveniente da una tomba di Capaci, nei dintorni di Palermo che è finora l’unico esempio di questo stile venuto in luce nell’area di diffusione nella cultura tipo Conca d’Oro, quando si eccettui un altro vasetto dalla Favorita.
Nei giacimenti di Serraferlicchio e della Chiusazza non mancano ceramiche che fanno pensare alla cultura eoliana di Piano Conte.
La ceramica dello stile di Serraferlicchio, sia per la tecnica della decorazione che per le forme, si ricollega ancora alle fasi tarde del neolitico della Grecia. Geneticamente e tipologicamente precede cioè l’affermazione del protoelladico.
