SANTO STEFANO QUISQUINA |
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Popolazione: 5.800 abitanti ca.
Distanza da Agrigento: 73 Km S.S. 118 o S.S. 189 via Cammarata; 730 m slm.
Nel territorio sorsero i casali arabi di Rahaltavilla e il casale di S.Stefano Melia. Il primo nucleo del centro attuale si venne formando probabilmente durante il regno di Federico II d'Aragona (1296-1337), quando il territorio appartenne in feudo a Giovanni Caltagirone. In seguito fu dominio dei Sinisi, dei de Agijs, dei Larcan e dei Ventimiglia. A 4 Km. da Santo Stefano si trova l’eremo di Santa Rosalia, patrona della Sicilia, Nel pianoro soprastante la stradina delimitata da querce che porta all’eremo si trova una statua in bronzo rappresentante Santa Rosalia eretta su un masso, dello scultore Lorenzo Reina domina la Valle di Ratavili (da Re-Altavilla).
Nell’anno della peste del 1626, viene presentata ai fedeli un’epigrafe che due muratori palermitani avevano scoperto tra gli anfratti, all’imboccatura di una grotta nella selva di Quisquina, a testimonianza dell’eremitaggio di Rosalia, la quale dichiara di avere abitato in quella caverna per 12 anni e di essere la figlia del Signore delle terre di Quisquina e delle rose. Gli storiografi più obiettivi non avallano l’autenticità dell’epigrafe. Ogni primo martedì di giugno si svolge la processione a piedi scalzi.
La festa è strettamente legata all'eremo della Quisquina. I festeggiamenti in onore di S. Rosalia ebbero infatti origine nel 1624 quando venne scoperta sul monte della Quisquina una grotta in cui la Santa abitò in solitudine per circa 12 anni.
La festa prevede l'allestimento di una fiera, la processione (la sera del sabato e la domenica), l'esibizione del gruppo folkloristico stefanense e fuochi d'artificio in tarda serata. Nel tardo pomeriggio della domenica, dopo la processione di S.Rosalia, in piazza si svolgono i tipici festeggiamenti popolari, quali "l'albero della cuccagna ", la corsa dei sacchi, "li pignati", e la "Parchiata", cioé l'esecuzione di brani musicali da parte della banda musicale. Di notevole interesse è la sfilata dei carretti siciliani, riccamente addobbati grazie al lavoro degli artigiani locali.
La metodologia storica e tradizionale di caseificazione ha recepito gli indirizzi e gli obblighi previsti dalla normativa comunitaria e nazionale in materia di produzione e trasformazione del latte. Il pecorino, il canestrato, le caciotte, la ricotta fresca e salata ed il caciocavallo mantengono i sapori e la genuinità che da sempre hanno contraddistinto, non solo in Sicilia, i formaggi di S. Stefano. Prodotti di pregio dunque. Ma anche sicuri, controllati e certificati sotto l'aspetto igienico - sanitario, per garantire sempre più il consumatore. Un binomio di tradizione antichissima e nuovi parametri di sicurezza ormai irrinunciabile.
