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Gli anelli e la coppa aurea di Sant'Angelo Muxaro sono visibili nel museo archeologico di Agrigento. Prenotate una visita guidata professionale con le guide di Agrigento. La monumentalità delle tombe a tholos di Sant'Angelo Muxaro è un indicatore delle influenze micenee nella Sicilia occidentale

I trovamenti archeologici delle monumentali tombe a tholos (edificio rotondo a copertura conica con annessione della camera funeraria) di chiara influenza micenea, così come le coppe auree decorate a sbalzo di VII sec. a.C., di manifattura locale ma di ispirazione fenica attraverso una mediazione cretese, inducono molti studiosi ad identificare Sant'Angelo Muxaro con l'antica città Kamicos di cui fu re il sicano Kokalos.

Il mito narrato da Erodoto segna Camico come luogo presso cui giunse Dedalo fuggito da Creta per sottrarsi all'ira di Minosse. Cocalo, che abitava allora la città di Inaco, accolse l'artista fuggiasco e si fece erigere da lui la munitissima, inespugnabile rocca di Camico, avente un ingresso così stretto e sicuro che tre o quattro uomini potevano bastare a difenderla. Qui Cocalo costruì la sua reggia e raccolse i suoi tesori.

Ma Minosse inseguendo Dedalo portò la guerra anche in Sicilia. Approdato con una potente flotta a Makara inviò messi a Cocalo per chiedere la punizione di Dedalo.

Cocalo, preoccupato, ricorse all'inganno. Invitò Minosse nella sua reggia e lo fece soffocare nel bagno dalle figlie. Ne restituì poi il cadavere ai Cretesi, facendo credere ad una morte accidentale.

Essi gli eressero uno splendido monumento che in parte era sepolcro e in parte era invece un tempio di Afrodite. Questo restò per molto tempo un luogo di culto venerato dai Sicani finché fu distrutto da Terone, tiranno di Agrigento, che restituì a Creta le spoglie di Minosse.

Ma fra i Cretesi, rimasti senza capo, scoppiò la discordia. I Sicani ne approfittarono e bruciarono le loro navi, sicché essi impossibilitati a tornare in patria, decisero di fermarsi nell'isola. Alcuni si stabilirono nella stessa Makara, a cui dettero il nome di Minoa, altri, penetrati nell'interno dell'isola e impadronitisi di un luogo eccelso, fondarono una città chiamata Enghion.

Secondo un'altra fonte (Erodoto VII, 171), invece, i Cretesi, per vendicare il loro re, avrebbero fatto un'altra spedizione in Sicilia, ma dopo cinque anni di vano assedio, non avendo potuto espugnare Camico avrebbero preso la via del ritorno, ma naufragando sulle coste della Iapigia avrebbero fondato Hyria.

A S. Angelo Muxaro gli scavi dell'Orsi hanno messo in luce una cospicua serie di tombe a grotticella artificiale, che si scaglionano attraverso parecchi secoli. Le più antiche fra esse (tombe VII a XIX), ai piedi del colle, di dimensioni minori, presentano bronzi e ceramiche di tipi ancora molto arcaici.

I rasoi ed un pugnale di bronzo ci riporterebbero addirittura ancora al periodo di Pantalica Nord, ma le ceramiche che ad essi si associano, e in particolare le lampade a piattello su alto stelo, sembrano piuttosto collegarsi tipologicamente con quelle di Cassibile.

Si potrebbe supporre quindi che in questa zona occidentale vi sia stato un certo ritardo rispetto a quella orientale e che il tipo del rasoio di Pantalica vi si sia mantenuto in uso più a lungo.

Alcune altre tombe, situate alquanto più in alto sulle ripidissime pendici del colle di Muxaro, si distinguono da tutte le altre tombe siciliane di questo tipo non solo per essere quasi sempre a due camere, ma soprattutto per le loro dimensioni veramente grandiose, che nella maggiore di esse, trasformata in età bizantina in cappella e dedicata al culto di S. Angelo, raggiungono gli otto metri di diametro per circa 3 di altezza. Si trattava dunque di vere tholoi da confrontare con quelle micenee, sebbene come sempre in Sicilia, non costruite, ma scavate nella tenera roccia, che qui è un calcare gessoso bianchissimo. Alcune di queste tombe avevano all'interno un vero letto funebre, isolato, su cui era adagiato un cadavere, mentre numerosissimi altri erano deposti sul suolo, insieme ad una enorme quantità di ceramiche.

La grotta di S. Angelo aveva una banchina tutto all'intorno.

I corredi di queste tombe grandiose mostravano che esse erano state in uso attraverso parecchi secoli, forse dall'VIII alla metà del V secolo a. C.

Queste tombe più recenti di S. Angelo Muxaro ci presentano dei tipi ceramici assai caratteristici, del tutto diversi da quelli della Sicilia orientale e di cui purtroppo è finora difficile delineare l'evoluzione.

Un primo tipo è costituito da vasetti decorati con fini incisioni che formano motivi geometrici e con cerchietti concentrici o altri motivi impressi. Sono in massima parte oinochoai o brocchette monoansate, pissidi, askoi, bicchieri, ecc. Mentre i vasetti minori di questa tecnica sono quasi sempre bruni o nerastri, i vasi maggiori, fra cui grandi coppe su alto piede, sono quasi sempre rossi. Vi è una ceramica monocroma rossa di cui la forma più caratteristica è la brocca a corpo ovoidale e con grande bocca. Abbiamo infine una ceramica dipinta nella quale ormai è evidente l'imitazione di prototipi corinzi e rodii del periodo orientalizzante e che perciò non può risalire oltre la fine del VII e gli inizi del VI secolo a. C.

Lo straordinario interesse di S. Angelo Muxaro nel quadro della protostoria della Sicilia è dato dal fatto che vi sono stati trovati alcuni oggetti preziosi di fattura molto singolare sulla cui datazione e sul cui significato gli studiosi non sono concordi.

Si tratta di due pesanti anelli d'oro di cui uno pervenuto al Museo di Siracusa per acquisto, l'altro invece trovato da Paolo Orsi in una delle tombe del gruppo superiore e più recente. Nel grande castone sono incise rispettivamente le figure di un lupo e di una vacca che allatta il vitello. Sia per la forma che per lo stile delle figurazioni, questi anelli si distaccano nettamente da tutto ciò che conosciamo dell'oreficeria greca arcaica.

Molti secoli dopo, forse già durante la I guerra punica, il territorio di S. Angelo M. dovette cadere sotto il dominio Romano giacché Camico, avendo parteggiato per Cartagine, fu assediata e presa a tradimento nel 258 a. C.; tracce di ville e di insediamenti romani si trovano nelle località di Muxarello, Portella e Giardino. Nulla resta a ricordo delle invasioni barbariche dei Vandali (440 - 491 ) e degli Ostrogoti di Teodorico (491 - 535 ).Tardo Romano - Bizantine sono alcune tombe ad arcosolio delle contrade Portella e Mizzaro. Parte della necropoli protostorica, in special modo Grotticelle, fu in quel periodo trasformata in villaggio; ciò è dimostrato dalle tracce di intonaco e da frammenti di oggetti Bizantini trovati da Paolo Orsi nelle crepe della tomba del Principe. Sono documentate le vicende del Castello e della terra di Mussaro dalla conquista araba alla fine del 1400. Mosciarìa, poi Mushar, di nome berbero è tra le fortezze espugnate dai Musulmani nell'862. Con altro nome dovette quindi preesistere alla conquista. Terram et Castrum Muxari passarono ai Chiaramonte nel 1305, i quali di padre in figlio li tenero fino al 1392. Nel 1397 furono concessi ai De Marinis che li possedettero fino al 1568. E fu sotto i De Marinis che sparì il nome di Terram at Castrum Muxari e nel 1568 divenne Baronia di Sant'Angelo Muxaro. Nel 1535 Mussaro è descritta come "Terra distrutta". La peste, la carestia, lo stato di abbandono in cui precipitò, così come tutta la Sicilia, ed il conseguente calo della popolazione tra il finire del 1400 e l'inizio del 1500, furono causa di questa fine. Nel 1600 passa alla famiglia D'Aragona e Pignatelli che la deterrà fino alla scomparsa dei privilegi feudali, cioè fino a tempi a noi recenti. Contemporaneamente sorse sulla collina ad est del Monte Castello, l'odierno Comune di Sant'Angelo Muxaro, nella Baronia omonima. L'abitarono gli Albanesi e i locali provenienti dal Mussaro, ma stabilendosi in quartieri distinti e conservando ognuno la propria lingua ed i propri riti religiosi per qualche tempo. La Baronia si allargava fino agli odierni Comuni di San Biagio Platani e Casteltermini e comprendeva molti feudi. Il territorio di Sant'Angelo riveste particolare interesse non solo per gli aspetti archeologici, ma anche per quelli naturalistico-speleologici. Esso rappresenta infatti la parte più rilevante degli affioramenti gessosi dell'area nisseno-agrigentina, che costituisce a sua volta la maggiore potenzialità speleologica sui gessi della Sicilia. Nella sua area esistono anche le maggiori cavità evaporitiche nazionali. Negli anni '80 è stato riconosciuto rilevante interesse alla "Grotta Ciavuli", e materiale archeologico d'epoca micenea, di grande significato per la pre-protostoria di Agrigento e della Sicilia, è stato ritrovato nell'intrico di grotte e cunicoli della stessa zona.

Popolazione: 2.000 abitanti ca.

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Le feste religiose

SANT'ANGELO

Mese di maggio

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LA SAGRA DELLA RICOTTA

6 gennaio

La ricotta viene preparata nella mattinata dagli allevatori nella piazza Umberto I e viene offerta con vino e pane casereccio. Si possono anche degustare miele e formaggi tra cui i pecorino pepato. In piazza vengono montate alcune bancarelle tra cui quelle che espongono ceramiche locali e libri. Si può assistere a scene agresti-pastorali tipiche del teatro popolare siciliano settecentesco, specie per quel che riguarda le sue maschere.

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