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La guida di Agrigento vi condurrà lungo la via sacra dell'antica Akragas per una visita guidata storico-monumentale di Agrigento

Visita guidata del sito archeologico di Agrigento.

La ceramica castellucciana della Sicilia occidentale presenta della particolarità. Infatti la facies Naro-Partanna pur presentando forme ceramiche tipiche della cultura materiale di Castelluccio si differenzia per la ricchezza delle decorazioni. Interessanti reperti sono visibili all'interno del museo archeologico regionale San Nicola di Agrigento da visitare con la guida turistica autorizzata
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è una cittadina notevole per la sua storia e per la ricchezza del patrimonio artistico. Particolarmente fertile è la valle del Paradiso, a sud dell'abitato, che un tempo era intensamente coltivata a mandorli, tanto da dare origine alla "Sagra del mandorlo in fiore". Si ritiene che il nome derivi dall'etimo greco "Naron"=fiume. Il paese nasce su un preesistente casale arabo chiamato Rohal - Naru, durante il XII sec. Il nucleo più antico della città è tuttora quello situato nella parte più elevata del colle, tra il Castello ed il Duomo vecchio. Naro fu città regia con Federico II di Svevia, che nel 1233 le diede il titolo di "fulgentissima"; essa conobbe infatti un periodo di grande splendore tra il XIII ed il XIV sec. grazie alla sua posizione strategica che la pone a guardia di un vasto territorio. In seguito diviene roccaforte dei Chiaramonte, ed è ad essi che si deve la ristrutturazione di alcuni importanti edifici a Naro (Castello, Duomo vecchio, chiesa di Santa Caterina). Dopo la caduta dei Chiaramonte Naro fu reintegrata da re Martino fra le città demaniali, e tale rimase nei secoli successivi. L'attività costruttiva prosegue durante il sec. XVIII con l'ampliamento di numerose chiese e conventi, dovuto al massiccio convergere di Ordini religiosi. La soppressione delle corporazioni religiose e la confisca dei beni ecclesiastici dopo l'Unità d'Italia provocano una stasi nell'economia della città.

Comuni limitrofi : Canicattì - km. 10.5, Camastra - km.4.5, Campobello- km. 24, Naro - km. 20,Castrofilippo - km. 14.

Popolazione: 11.500 ca.

Distanza da Agrigento: 30 Km Raggiungibile da S.S. 115; 520 m slm.

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Le feste religiose

SAN CALOGERO

Mese di giugno

In occasione della festa si svolgono numerose manifestazioni celebrative che coinvolgono tutto il paese, come giochi pirotecnici, concerti delle bande musicali, la fiera, la mostra di pittura Collettiva ed il concerto strumentale nella Chiesa di S. Caterina. Ma più caratteristico di tutto resta sempre la processione del Santo, sentitissima dalla popolazione che, molto spesso a piduni, cioè a piedi scalzi, segue acclamante. La statua del Santo viene trainata con le funi da numerosissimi fedeli sotto i raggi cocenti del sole. I momenti più suggestivi sono dati quando i fedeli più accaniti si arrampicano fino ad asciugare il "sudore" dal volto del Santo, o meglio per poter portare a casa un talismano da applicare sulla parte malata in caso di necessità. La processione porta, al mattino, il Santo dal suo Santuario alla matrice, e poi, la sera, viene portata dalla matrice a piazza Favara, dove hanno luogo i festeggiamenti. Dopodiché viene riaccompagnato al suo Santuario, nella chiesa inferiore del quale, viene normalmente custodito. In questa chiesa si può vedere, chiusa da una cancellata, la grotta in cui si dice abbia dimorato, e che si ritiene comunicante con quella del monte Kronio di Sciacca.

La profonda devozione dei Naresi verso San Calogero ha origini antiche, e precisamente all' anno 1626, quando la pestilenza che affliggeva il paese da circa sei mesi cessò all'istante durante la processione del Santo, dopo la profezia fatta a Suor Serafina Puccella Lucchesi. I Naresi lo elessero nello stesso anno patrono. L'11 Gennaio 1693, i Naresi si considerarono di nuovo miracolati dal Santo, quando la città fu risparmiata dal violento terremoto che in tutta la Sicilia fece più di 60.000 vittime. e poi le continue, numerose grazie ricevute dai cittadini hanno fatto sì che fino ad oggi il culto del Santo non si sia affievolito.

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Le feste popolari

SAGRA DELLA PRIMAVERA

Prima settimana di febbraio.

Con le mandorle si fanno i biscotti a forma di S ricoperti di fine zucchero a velo. La sagra si ripete ogni anno dal 1938 eccetto gli anni della guerra ed è tra le più antiche della Sicilia. Si può assistere alla sfilata lungo via Umberto e via Vittorio Emanuele fino a piazza Garibaldi dei carretti siciliani guidati da uomini in costumi tradizionali. La degustazione dei prodotti avviene in piazza Roma.

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I monumenti


IL BAROCCO DI NARO

Nei paesi della Sicilia orientale, nella Val di Noto soprattutto, il barocco si diffuse in seguito all'evento distruttivo del terremoto del 1693.

A Naro no, perché il barocco arrivò col massiccio convergere in questo paese di svariati ordini religiosi. Forse è per questo che il barocco è attenuato. Appena certi superstiti balconcini su una fila di mensole corte e ravvicinate ricordano Noto o Acireale. Il barocco di Naro ha attinto direttamente a Roma. Il rilievo a Naro è schiacciato. Le chiese, all'interno, non hanno la consueta struttura della navata a colonne, ma pilastri e cappelle, che ricordano più il barocco romano che gli esemplari siciliani della parte orientale dell'isola. A Naro il barocco è contenuto ed elegante e non sfarzoso.

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SANTUARIO DI SAN CALOGERO

Assieme ad Agrigento e Sciacca, Naro costituisce uno dei centri dove il culto del Santo è più sentito.

La costruzione della chiesa risale al 1599.

Esternamente è interessante la facciata principale della chiesa di cui non conosciamo il nome dell'autore. Forse l'architetto trapanese Giovanni Biagio Amico. La chiesa guarda a sud ed è stata realizzata in pietra. è semplice ed elegante. Un altro portale interessante si trova sulla facciata laterale sinistra. Il portale è decorato con 4 colonne di cui due a corpo avanzato. Sul portale l'affresco di San Calogero col cacciatore.

L'interno a una sola navata ha subito varie modifiche. Da notare la tela raffigurante San Gerlando ripreso nella maestosità della sua figura ben modellata e ambientata nel paesaggio agrigentino.

Sul lato destro della navata, vi è una piccola scalinata che dà accesso ad una chiesa sottostante che custodisce la statua di San Calogero del XVI secolo. Oltre alla statua, nella chiesa sotterranea, vi è la grotta dove viveva il Santo. Lungo la scala di fronte all'ingresso che conduce alla chiesa si nota una scultura in marmo di autore ignoto e raffigurante Cristo alla colonna. Fu realizzata a Trapani.

Oggi l'antico collegio ospita i Padri Guanelliani che dirigono un istituto per ragazzi e il Santuario.

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CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA ED EX CONVENTO DI SAN DOMENICO

Nel 1610 i Domenicani fondarono il loro monastero a Naro sotto il titolo di San Giovanni Battista.

La chiesa venne ultimata nel 1778 e nel 1780 venne ornata di stucchi.

Oggi appartiene all'Istituto Immacolata Concezione.

Ha subito trasformazioni come la chiusura dell'ingresso principale.

All'interno della chiesa vi si ammirano diverse opere di Domenico Provenzani, pittore di Palma di Montechiaro, tra cui la più bella è la grande tela raffigurante la Predicazione del Battista che firmò e datò: “Dominicus Provenzani Pinxit anno D.NI 1780 Die 7 Juli”.

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CHIESA DEL SS. SALVATORE

Detta Badia Grande fu edificata alla fine del XIV secolo insieme al monastero delle monache benedettine cui era annessa.

La chiesa venne rinnovata completamente nei secoli successivi e mostra l'influenza del primo barocco. La facciata è incompiuta.

Sul lato sinistro si trova il massiccio campanile che a causa della strada stretta non contribuisce a conferire particolare imponenza scenografica.

Negli anni ‘50 il vecchio monastero annesso alla chiesa fu demolito e sostituito da un moderno edificio.

L'interno della chiesa a unica navata presenta decorazione di stucchi e affreschi. Gli affreschi della volta del 1764 sono di Domenico Provenzani.

C'è anche un sarcofago di porfido nero sostenuto da due leoni del XVI secolo che si ispira a quello di Federico II del Duomo di Palermo. Conteneva le ceneri di Giuseppe Lucchesi marchese di Delia della cui famiglia sono riprodotti gli stemmi.

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IL VECCHIO DUOMO

è Monumento Nazionale.

La data di fondazione della chiesa è incerta. C'è chi sostiene dati dell'epoca normanna e che sostituì un'antica moschea. Nel XIII secolo fu elevata a Chiesa Madre e quindi ingrandita. Tuttavia i caratteri architettonici rimandano al XIV secolo e supportano la tesi che la vuole fondata dai Chiaramonte. Nel 1398 il re Martino volle farvi costruire una ricca cappella con lo stemma reale della sua famiglia che inglobò un'antica torre araba e fece dare alla chiesa il titolo di Duomo.

Oggi della chiesa non rimangono che le mura perimetrali. Sito in cima ad una scalinata, conserva l'impianto generale di epoca normanna. Ha pianta a croce latina. Il bellissimo portale d'ingresso è in stile chiaramontano

La navata misura m. 50,60 d'altezza e m. 9,50 di larghezza.

Nell'interno rimangono la cupola squarciata e i resti della ricca ornamentazione di stile corinzio.

Fu ristrutturato nel XVIII secolo.

Nel 1867 fu chiuso al culto e destinato in seguito a cimitero dei morti di colera nel 1889. Le opere che erano custodite nella chiesa furono trasferite altrove.

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MADRICE NUOVA ED EX CONVENTO DEI GESUITI

In origine era la chiesa del Collegio dei Padri Gesuiti che vennero a Naro nel 1619.

Nel XVIII secolo i Gesuiti furono espulsi dalla Sicilia e la chiesa e il collegio passarono sotto la giurisdizione regia e furono dati alle benedettine della SS. Annunziata per poi ritornare ai Gesuiti i quali furono espulsi nuovamente dopo il 1860 in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose. Nel frattempo era stato chiuso il Vecchio Duomo e la chiesa del Collegio fu elevata a Chiesa Madre e vi furono trasportate la maggior parte delle opere del Duomo. Vecchio.

Ciò che rimane oggi del vecchio collegio gesuita è un portale d'ingresso che dà accesso alla parte rimanente del chiostro, a sua volta adiacente alla chiesa. Passato alla Stato fu adibito a Caserma dei Carabinieri quindi fu sede delle scuole elementari. Attualmente ospita la Pretura.

L'interno della chiesa è a tre navate con transetto appena accennato. All'incrocio fra il transetto e la navata principale si erge una finta cupola.

Entrando a sinistra si incontra un prezioso fonte battesimale di arte tardo-gotica, con firma e data1484 realizzato da Nardo Crapanzano.

Vi si custodiscono tra l'altro anche un gruppo scultoreo della Sacra famiglia attribuito tradizionalmente ai Gagini e una Madonna della Catena commissionata ad Antonello Gagini dai nobili naresi Lucchesi ma portata a termine dal figlio Giacomo. Ambedue le opere datano del XVI secolo.

La tela più valida è la pala d'altare dell'Annunciazione di Domenico Provenzani che risente dell'influenza di Vito D'Anna e resta una delle più riuscite del pittore di Palma di Montechiaro. Proviene dal Monastero delle Nunziatine detto Badia Piccola.

Nella Sacrestia si conservano gli armadi provenienti dal Vecchio Duomo realizzati nel 1725 da due bravi scultori del legno agrigentini, Gabriele Terranova e Giuseppe Cardilicchia i quali eseguirono anche il coro della chiesa.

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LA CHIESA DI SANT'AGOSTINO

La fondazione del convento annesso risale al 493, quando alcuni eremiti di S. Agostino per sfuggire alle persecuzioni dei Vandali, dalla vicina Africa si rifugiarono in Sicilia. Dopo l'invasione degli arabi nel 1117 fu ricostruito e nel XVII venne ampliato.

La chiesa attuale risale al XVIII secolo.

Della costruzione primitiva esistono alcuni avanzi tra cui una bifora. Il pezzo più interessante rimane il portale nell'atrio incorporato nella sacrestia che con la predetta bifora appartenevano alla sala del refettorio e immettevano nel vecchio chiostro.

Il portale è un alto esempio dell'architettura siciliana del ‘300.

Nella Sacrestia del 1713 si trova un artistico armadio intagliato del 700 e un fine lavabo in marmo policromo.

Vi si conservano inoltre alcuni ritratti dei priori del convento di Domenico Provenzani .

Il prospetto diviso in due ordini nelle sue linee generali si rifà alla facciata di San Giovanni in Laterano riprodotta in dimensioni minori.

Internamente la chiesa è a impianto longitudinale a croce latina con tre navate, transetto e cupola su tamburo.

Ha una lunghezza di m. 31.30 ed una larghezza di m. 20,40.

Il Coro in noce è scolpito.

L'organo data del 1770. Entrando a destra si trova il monumento funerario di Francesco Alachi, illustre giureconsulto narese. L'acquasantiera in marmo è del 1400. Le opere pittoriche sono in massima parte di Domenico Provenzani che vi lavorò nel 1780. Queste opere fanno parte di uno dei migliori momenti del pittore siciliano che proprio in questa chiesa lasciò il suo capolavoro, il San Girolamo conservato nella cappella laterale della sagrestia.

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CHIESA ED EX CONVENTO DI SAN FRANCESCO

Sorgono nella piazza principale del paese.

L'edificio del convento è oggi sede del Comune e della Biblioteca Comunale detta Feliciana.

La fondazione del complesso risale al XIII secolo e appartenne ai Padri Minori Conventuali.

La chiesa agli inizi era di modeste dimensioni. Fu ricostruita nel XVII secolo. La straordinaria facciata risale ai primi del 600 e mostra lo stile del primo barocco siciliano. Colpisce per il grande portale fiancheggiato da coppie di cariatidi. Sopra il portale domina la nicchia dell'Immacolata. In cima alla facciata è stato realizzato un orologio.

L'interno è elegante e sobrio.

Recenti restauri hanno portato alla luce due statue in stucco e collocate in posizione simmetrica all'entrata: si tratta con buona probabilità di alcuni resti della prima campagna decorativa della chiesa che risalirebbe al 1711; esse raffigurano le allegorie dell'Abbondanza e della Carità. Gli affreschi della volta invece sono opera di Domenico Provenzani e datano del 1780.

L'opera pittorica più importante è la stupenda pala di altare raffigurante l'Immacolata, attribuita a Vito d'Anna (1718-69).

Sotto due altari laterali della navata si vedono i corpi imbalsamati e distesi nelle rispettive urne di San Domizio (soldato che partecipò alle Crociate per cui ai suoi piedi si trova l'elmo) e Santa Colomba ambedue martiri egiziani, morti a Roma e imbalsamati.

Nel presbiterio si ammirano 24 pregevoli stalli del coro in noce del XVIII secolo. La statua in argento e pietre preziose dell'Immacolata pesa 280 Kg. è di grandezza naturale ed è nascosta in una nicchia mimetizzata da un quadro sulla parete centrale del coro. Viene mostrata ai fedeli nel periodo della sua festa e viene portata in processione.

Al centro della chiesa si ammira un maestoso altare in legno al centro del presbiterio. Fu scolpito nel 1899 da Gaetano Vinci.

Ciò che veramente sorprende del complesso architettonico è la Sacrestia con i suoi armadi in legno di noce scolpiti, ben più ricchi e originali di quelli della Chiesa Madre.

Da notare anche il lavabo in marmo nero.

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LA CHIESA DI SANTA CATERINA

Si tratta di uno dei monumenti più belli di Naro.

Forse sorge nel luogo di un'antica moschea sostituita in epoca normanna da un altro edificio. Tuttavia la fondazione viene attribuita ai Chiaramonte nel XIV secolo.

Nel 1725 subì ulteriori rifacimenti e a questa data risale la facciata. Quindi fu restaurata nel 1935-40, nel 1959 e più recentemente.

Il portale semplice in stile tardo barocco è di scarso interesse artistico. All'esterno si notano alcune finestre a piccola luce forse di epoca normanna.

I restauri del XX secolo hanno fatto riemergere la struttura medievale alterata nel '700.

La chiesa è divisa in tre navate da massicci pilastri su cui poggiano archi ogivali e che terminano con 3 absidi. La navata centrale risulta divisa in due campate. Nell'abside centrale si trova un arco d'ingresso di finissima fattura chiaramontano. L'arco immette in un vano a pianta rettangolare, coperto da una volta a crociera appoggiata su 4 pilastri angolari di forme diverse. L'abside prende luce da una finestra strombata a feritoia che si apre sopra l'altare. In questa abside sono ubicate due edicole trilobate. Le absidi laterali sono poco profonde.

Durante i lavori di rifacimento del pavimento è venuto alla luce un colatoio detto qui esculapio, dove i morti seduti venivano fatti essiccare e poi una volta secchi venivano sepolti nella cripta sottostante.

Rimane ancora un artistico soffitto di legno a capriate che poggia su mensole lignee.

Tracce di affreschi sono venute alla luce sulle pareti della chiesa (XIV- avanzato XV sec.) e nell'intonaco delle absidiole. Gli affreschi sono stati da alcuni attribuiti a Cecco da Naro, il celebre pittore del 300 che operò pure nello Steri di Palermo.

Del ricco patrimonio artistico della chiesa resta poco. Attualmente la maggior parte delle opere si trovano in altre chiese.

Vi rimangono: un fonte battesimale di marmo monolitico ornato di scudi gentilizi e stemmi. La statua della Madonna delle Grazie che fino al 1543 fu patrona della città, proveniente dall'oratorio di Santa Barbara. è attribuita a Giorgio da Milano, valido scultore operante nella cerchia del Gagini. Data del 1497.

Un'altra opera interessante e il cosiddetto Arco romano dove sono scolpiti due medaglioni su pietra di marmo alla base di due pilastri rappresentano Scipione l'Africano e Scipione l'Asiatico. Si tratta di un vero e proprio arco di trionfo di ispirazione classica. Ricca è la decorazione a rilievo con simboli della passione di Cristo. Sono scolpiti pure alcuni mezzibusti forse dei protagonisti del processo di Cristo. Sotto questo arco è stato adattato l'altorilievo di marmo proveniente dall'abbandonata chiesa di S. Antonio Abate raffigurante una Pietà. è del XV sec ed è attribuita allo scultore carrarese Giuliano Mancino. Operò in Sicilia in vari luoghi e vi morì nel 1519. Lavorò generalmente con don Bartolomeo Berrettaro, anch'egli carrarese e poi con il compaesano Lotto di Guido, da cui diverse volte Michelangelo Buonarroti comprò marmi.

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IL CASTELLO dei CHIARAMONTE - CASTRUM NARI

Sorge nel punto più alto della città alla fine della via della via Archeologica.

Detto anche castello di Cocalo, presenta un opera muraria a faccia vista in calcarenite locale.

Munito d'alte mura, si articola intorno ad un ampio cortile non accentrato e tutto intorno una serie di vani, un tempo adibiti a scuderie ed abitazioni degli armigeri.

Sembra che nel periodo arabo le dimensioni del castello siano state più estese, fino ad arrivare al Vecchio Duomo, allora moschea.

Durante la Guerra del Vespro i francesi che lo presidiarono finirono appesi cadaveri sulle mura.

Nel 1297 al tempo dell'incoronazione di Federico II di Aragona, ne era signore Pietro Lancia la cui figlia Eleonora lo portò in dote ad Artale Alagona figlio di Blasco. Re Federico II Aragona vi soggiornò nel 1324.

Re Federico III lo concesse nel 1366 ai Chiaramonte.

Decaduta ed estinta la famiglia Chiaramonte, re Martino lo assegnò a Raimondo Moncada suo partigiano nel 1392 ma cinque anni dopo annesse terra e castello al demanio regio e vi impose come castellana Mazziotta di Alagona. Re Martino vi soggiornò con la regina Maria, sua sposa nel 1398 per un lungo periodo durante il quale decise che gli ebrei di Naro non fossero molestati ma che dovessero pulire una volta al mese le sale del castello.

In seguito il Conte di Cabrera poiché Naro era fedele alla regina Bianca di Navarra penetrò a tradimento nel castello e dopo avere ucciso il castellano del tempo Lop di Leone ne fece tagliare a pezzi il cadavere e fece anche murare viva nel castello una badessa parente del castellano.

Sotto re Filippo III di Sicilia, nel 1645 circa, divenne proprietà della Università di Naro.

In seguito fu adibito a carcere.

Nel 1912 il castello è stato dichiarato monumento nazionale.

Nel XX sec. è stato restaurato.

è di proprietà comunale e viene usato come spazio espositivo per mostre.

Il complesso architettonico è completamente conservato. Il castello isolato su una piccola altura e conserva il muro di cinta ancora in parte merlato. Presenta due torri di cui quella cilindrica è la più antica, mentre l'altra quadrata fu edificata da Federico II di Aragona nel 1330 e porta scolpito in alto nel lato occidentale lo stemma aragonese tra due scudi piani. La torre quadrata presenta sul lato nord-est due belle bifore archiacute che danno luce al grande salone del primo piano. La porta d'ingresso al maniero ha un interessante arco ogivale e immette nel cortile al di sotto del quale si trova un'ampia cisterna usata a volte come prigione.

Intorno al cortile si aprono i vani un tempo adibiti a scuderie, sale d'armi ed abitazioni degli armigeri. Dal cortile interno con una scala rampante ed attraverso un bellissimo portale in stile chiaramontano si accede alla Sala del Principe o dei Baroni ubicata nella torre quadrata e illuminata dalle bifore suddette. La sala presenta copertura a botte a sesto acuto, rinforzata da un arco mediano traverso sistemato su pilastri semicircolari a base semiottagonale e con capitelli che presentano decorazioni floreali.

Gli unici affreschi rimasti si trovano in un piccolo vano rettangolare ricoperto da una volta a botte all'interno della torre quadrata e rappresentano l'Agnus Dei con uno stendardo crociato e Cristo. Per le sue modeste dimensioni l'ambiente doveva essere destinato a uso privato.

In cima alla torre si trova un terrazzo con balaustre merlate e da cui si gode una bella e ampia vista che arriva fino all'Etna, alle Madonne e a Sambuca. All'epoca normanna è attribuita la storia della castellana Giselda che innamoratasi del proprio paggio Bertrano, fu sorpresa dal geloso marito, Pietro Calvello. L'amante fu ucciso e gettato dall'alto della torre. Giselda rinchiusa in una fredda cella si lasciò morire di dolore e la fantasia popolare narra di un bianco fantasma di donna che nelle notti chiare vaga per la terrazza della torre.

Ci sono delle testimonianze riguardo un sotterraneo che serviva come uscita di sicurezza.

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PALAZZO GAETANI

Appartenuto a una famiglia originaria di Gaeta presenta nel piano nobiliare laterale un balcone le cui mensole rappresentano 4 figure grottesche che secondo alcuni rappresentano le 4 stagioni e secondo altri rappresentano 4 diversi stati d'animo dell'uomo.

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LA BIBLIOTECA FELICIANA

Ha sede nei locali del piano terra dell'ex-Convento di S. Francesco d'Assisi. Fu fondata nella metà del XVII secolo e intitolata a Felicia, sorella di Padre Melchiorre Milazzo, narese, allora Priore del Convento. Il chiostro di gusto classicheggiante risale al 1763.

In seguito alla confisca dei beni ecclesiastici passò al Comune. Vi furono aggiunti i fondi librari provenienti dai conventi soppressi di S.Maria del Gesù, e dei Padri Cappuccini. è stata riaperta nel 1969.Oggi conta 7000 volumi. Tra l'altro vi si custodiscono 56 manoscritti, 20 incunaboli e 200 cinquecentine. Nei locali della biblioteca sono stati collocate alcune opere artistiche.

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