Licata
 

Guide turistiche Agrigento.

Visitate Licata e la provincia di Agrigento. I monumenti e la storia della nostra provincia con le guide turistiche di Agrigento

Visite guidate del museo archeologico di Licata.

Lo zolfo ha segnato l'economia di Licata tra la fine del XIX sec. e gli inizi del XX sec. Per altre informazioni visitate la provincia di Agrigento con le guide turistiche autorizzate

Licata sorge sulla costa meridionale della Sicilia tra la foce del Salso, a est, e l'altura detta la "Montagna" a ovest, che la domina con il Castel Sant'Angelo. La ricerca archeologica ha documentato la frequentazione del territorio almeno fin dal Neolitico. Soprattutto le colline che a semicerchio circondano la piana attraversata dal Salso-Imera nell'ultimo tratto del suo percorso attestano la presenza di insediamenti preistorici: Pizzo Caduta e Casalicchio, in particolare. Il ritrovamento più interessante è quello dell'insediamento di Muculufa, su un'altura lungo il corso del Salso-Imera a 20 Km dalla foce. Esso consiste di tre zone: un villaggio, una necropoli e un santuario appartenenti alla cultura castellucciana del Bronzo antico, databile circa 2000 anni a.C. Sono notevoli soprattutto alcuni vasi attribuiti ad un unico autore, chiamato "il Maestro di Muculufa". La prima presenza greca è invece documentata nei siti di Mollarella-Poliscia, alla foce del Fiumicello ed in contrada Casalicchio. È in quest'ultimo sito che si è accertata la presenza di un santuario delle divinità ctonie, Demetra e Kore, databile al VI e IV sec. a.C., che ci ha restituito una grande quantità di reperti, tra cui una serie di "skyphoi"(piccoli vasi di forma tronco-conica, con due anse orizzontali) del IV sec. a.C. con dedica graffita. Mentre in passato si era voluto identificare in Licata l'antica Gela, le ricerche archeologiche dell'ultimo decennio ha invece attribuito la fondazione di Licata al tiranno di Agrigento, Finzia. Le ricerche la hanno infatti identificata con la città che il famoso tiranno agrigentino fondò col proprio nome, Finziade, nel 281 a.C., per trasferirvi gli abitanti della distrutta Gela. È, infatti, con una delle montagne che circondano Licata (per alcuni il poggio Cufino), che è stato identificato il monte "Eknomos" su cui sorgeva l'omonimo castello di Falaride (VI sec. a.C.) e su cui era collocato il famoso toro di bronzo usato per il supplizio dei nemici. Nel 310 a.C., fu proprio a Licata, nella sottostante pianura, che Agatocle, tiranno di Siracusa, vi fu sconfitto dai Cartaginesi. E nelle sue acque Caio Attilio Regolo distrusse la flotta cartaginese nel 256 a.C., rendendo possibile lo sbarco dei Romani in Sicilia.Un abitato greco-ellenistico (IV-I sec. a.C.) è stato ritrovato in Monte Sant' Angelo, che ci testimonia ancora una volta la continuità di frequentazione del sito nelle varie epoche. Non è tutt'ora chiaro, comunque, se l'attuale abitato di Licata derivi direttamente da questa città; la città medioevale e moderna si colloca alla periferia orientale di quella ellenistica, in parte anche ad essa sovrapponendosi, non esiste tuttavia nessuna testimonianza storica o archeologica sulla eventuale continuità. Per quanto riguarda il periodo arabo, una delle più antiche notizie ci riporta come data l' 827, quando il nostro borgo viene indicato come una delle tappe dell'esercito musulmano da Mazzara a Siracusa. In tali circostanze viene ancora indicato come Finzia, ma certa è comunque la sua esistenza, ma già in una pergamena del 1093 del conte Ruggero, il borgo viene indicato con il doppio nome di "Chata" e "Limpiados", coi quali vengono rispettivamente indicati il castello e l'abitato, e nel 1141, invece, le denominazioni divengono "Olimpiadis" e "Licata". Nel corso del Medioevo prende il nome di Alicata (dal fiume "Alico"), mentre è riportata come Lynbiyadah nel libro di Re Ruggero del geografo El Edrisi (1154).Intanto l'abitato sorto intorno al castello va ampliandosi progressivamente in età araba e normanna. Licata non risulta mai infeudata, per cui si deve supporre che fin dall'età normanna essa sia appartenuta al demanio regio, al quale appartiene con certezza ai tempi di Federico II. Nel 1234 è città demaniale del Regno di Federico II di Svevia, insignita da quest'ultimo del titolo di "Dilettissima". Nel 1393 è visitata dal Re Martino I D'Aragona.L'11 luglio 1553 è saccheggiata dai turco-francesi che assalgono la città con centoquattro galee.Nel 1820 partecipa ai moti insurrezionali contro i Borboni seguendo le sorti della Sicilia fino al Plebiscito. Nel 1870 l'attività commerciale legata all'estrazione e alla raffinazione dello zolfo determina la costruzione del Porto commerciale e del ponte sul fiume Salso; Licata in quegli anni vantò ben cinque raffinerie. Nel 1930 Licata divenne il più vasto complesso industriale d'Europa per la raffinazione dello zolfo. Il 10 luglio del 1943 vi sbarcarono le truppe della 7a Armata americana per iniziarvi l'operazione "Husky", cioè il piano di conquista della Sicilia.

Popolazione: 42.000 abitanti ca.

Distanza da Agrigento: 45 KM S.S. 115.

Comuni limitrofi: Palma di M. - km. 18, Campobello - km. 23, Ravanusa - km. 22, Naro - km.34, Camastra - km. 29.

top


Le feste religiose

SANT’ANGELO

Mese di maggio.

La festa del patrono viene celebrata nella prima settimana di maggio ed ha il suo culmine il 5 maggio, quando l'urna con i resti del santo, accompagnata dai quattro ceri, viene portata in processione per le vie della città.

top

 


Le feste popolari

LA SAGRA DEL PESCE

Mese di agosto

Organizzata dall’associazione Duomo con i patrocinio del Comune nell’ambito delle manifestazioni estive di Licata. Presso la villa comunale, villa Elena o al porto nel mese di agosto ha luogo la degustazione di sarde, polipi e calamari fritti o arrostiti. Il pesce è servito con vino rosso e pane casereccio. Dura un giorno ed è allietata da gruppi folcloristici.

top

 





Il PALAZZO DEL MUNICIPIO

Progettato da Ernesto Basile e che raccoglie, nel suo salone, alcuni reperti risalenti alla dominazione greca, una statua rappresentante la Madonna col Bambino ed un trittico con la Madonna col Bambino e Santi del XV secolo.

top


Il MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA BADIA

È un museo del territorio. Nacque nel 1971 come antiquarium annesso alla Biblioteca Comunale. Il complesso che ospita la sede attuale fu fino alla seconda metà dell’800 SEDE di un convento cistercense sotto il titolo di S. Maria del soccorso meglio noto come Badia. Il Museo occupa parte del piano terra e il chiostro. È diviso in due sezioni principali. La prima è dedicata alla preistoria. La seconda sezione riguarda la fase ellenica. Una sezione minore del Museo è dedicata al periodo medievale Le collezioni sono distribuite in 6 sale con criterio topografico e cronologicamente all’interno di esse. Uno dei reperti di maggior pregio del Museo, proveniente da una località tra via Santa Maria e il Castel Sant’Angelo, è una statua marmorea della seconda metà del V sec a C, acefala del tipo della Demetra. il reperto epigrafico di gran lunga più importante del museo è un’iscrizione (IGV XIV 256) che riporta un decreto del senato geloo. È una delle più note e studiate epigrafi della Sicilia greca, realizzata su pietra calcarea compatta locale, rinvenuta nel 1660 nei pressi del Castel Sant’Angelo. Di essa esiste una trascrizione su carta del 700 esposta accanto all’originale. Una striscia di tela, in ottimo stato di conservazione, rinvenuta casualmente e donata al Museo reca dipinti 124 caratteri fenici su 23 righe. È stata interpretata come formula magica o maledizione e dovrebbe risalire all’VIII.VII sec a C.

In un vano nell’interrato che occupa parzialmente la prima sala sono esposti reperti di provenienza subacquea recuperati a partire dal 1970 nelle acque di Licata.

top


CASTEL SANT’ANGELO

Fu costruito nel 1615 sul monte omonimo a difesa delle coste della città da Hernando de Petigno, utilizzò una preesistente ed imponente torre. Il forte Sant’Angelo è un tipico e raro esempio delle fortezze borboniche sorte in Sicilia nel XVII sec. Il castello fu inaugurato nel 1640. Nel 1856 per interessamento del re fu adibito a telegrafo ottico ad esclusivo uso del governo e nei primi del 900 le autorità civili e militari vi impiantarono un semaforo e vi posero un presidio militare.

La mattina del 10 luglio 1943 il cosiddetto D Day per lo sbarco anglo-americano in Sicilia, il forte fu bombardato dall’incrociatore americano Brooklyn e dal caccia Buck. Quindi fu conquistato quella stessa mattina dai GI’s americani che issarono sul pennone del castello la bandiere a stelle e strisce.

Ristrutturato è destinato ad accogliere un antiquarium.

top


LE TORRI

A guardia dei luoghi costieri che potevano essere scelti come ricovero dai navigli corsari e soprattutto dai turchi dal XVI al XIX sec vennero costruite numerose torri di avvistamento che avevano il compito di segnalare con il fumo di giorno e con il fuoco di notte le navi nemiche e facevano parte di quel circuito difensivo di cui si dotò la Sicilia già dall’inizio del XVI sec. Di tali torri a Licata solo due restano ancora in piedi delle 5 costruiti a difesa delle coste: quella di Gaffe a pianta circolare che si trova a 6 km. sulla spiaggia omonima che assistette il primo sbarco alleato il Sicilia il 10 luglio del 1943 e i resti di quella di San Nicola a pianta ottogonale che si trova a circa tre km. a est di Gaffe.

top


CHIESA MADRE SANTA MARIA LA NUOVA

La chiesa fu ultimata nel 1508 ed è un raro esempio di architettura in stile rinascimentale in Sicilia.

La chiesa ha pianta a tre navate e struttura basilicale con transetto. Presenta tre ingressi, uno principale ad ovest e due laterali a sud e a nord, ed è dotata di una cupola, due corpi laterali, sacrestia e canonica e di una torre camapanaria.

La chiesa lunga m. 55 e larga 27 fu dedicata alla natività della Vergine, con il titolo di Santa Maria la Nuova , perché si distinguesse dal vecchio Duomo. La volta fu affrescata nel XIX sec., gli 8 altari laterali risalgono al 1886 e 1889, mentre le pale degli stessi altari furono eseguite nella seconda metà del XVIII sec. Un solo elemento ornamentale è quasi coevo alla chiesa: la pala su tela dell’altare maggiore con la Natività della Vergine e Santi (1572). È di autore ignoto. Il pittore oltre al gruppo dei pastori ha inserito su fondo i tre Re Magi guidati dalla stella in cammino verso Betlem. La data 1572 si legge sul masso al centro.

Il pulpito in marmo del 1950 ha sostituito un altro più antico in legno.

Le primitive decorazioni probabilmente andarono distrutte o danneggiate in seguito al terremoto del 1542 che causò la caduta della cinta muraria di Licata e di molti edifici o in seguito al saccheggio dei turchi del 1553.

Il prospetto completato solo fino alla trabeazione fu ripreso nel 1930. La parte superiore in origine rustica fu realizzata in stile ionico e presenta tra l’altro un rosone nella zona del timpano.

Il campanile è incompleto e poiché minacciava di crollare le finestre furono murate negli anni 70. L’interno del duomo è sobrio ed elegante nelle sue linee rinascimentali. La copertura della navata centrale più alta delle laterali è a botte. Le crociere medievali si notano nei vani laterali. La cupola a calotta sferica domina il transetto. La balconata dell’abside del 1858 fu commissionata a marmorari trapanasi. L’abside centrale con volta a catino è rivestita da un coro ligneo del XVIII secolo ed è affiancata da due absidi laterali con cappelle di Santi. Il battistero è situato ai piedi della navata sinistra ed è dotato di un fonte battesimale in marmo del XVII sec ed è l’unico sontuoso di Licata, dono della famiglia Caro. La decorazione interna è semplice e presenta stucchi bianchi in campo azzurro. La volta è stata affrescata dal pittore siracusano Raffaele Politi (1783-1870). Tra le tele che ornano la chiesa, undici sono opera del cappuccino Fra Felice di Sambuca (1733-1805). La pala dell’altare maggiore con la Natività della Vergine e i santi Pietro e Paolo e angelo, eseguita su tela, è opera di anonimo autore fiammingo della prima metà del XVII sec. Nella cappella del braccio destro si conserva un maestoso Crocifisso ligneo del sec XV. Si riscontrano analogie tra il soffitto ligneo della cappella del Crocifisso e quello della Chiesa del Rosario di Palma di Montechiaro. Il Cristo nero venne trasferito in questa cappella dove aveva sede la Confraternita del Santissimo Sacramento dopo l’incendio del 1553. Nel 1602 venne istituita l’Arciconfraternita dei Negri che doveva occuparsi del culto del Crocifisso tanto venerato dai licatesi. I lavori di decorazione lignea della cappella dovettero iniziare nel 1635 grazie al denaro ricavato dai doni dei fedeli.Di fronte a essa nel 1786 venne costruita la Cappella della Madonnuzza con decorazioni in legno e oro. La cappella ospitava una tela del Provenzani e uno Sposalizio di Maria del Novelli distrutti nei restauri del 1929. È andata perduta la tela con il Martirio di S.Giacomo apostolo di Filippo Paladini la cui presenza nella chiesa è attestata storicamente. Tra le poche feste che si celebrano nella Chiesa Madre, la più antica e la più suggestiva è quella del Giovedì Santo. Anticamente per la cittadinanza era un giorno di festa e per l’occasione si indossavano gli abiti più colorati.

top


IL CRISTO NERO

L'11 luglio 1553 una flotta di 104 galere turche e francesi capitanate dall’Ammiraglio Dragut di Mehedia assalì Licata, privata in parte delle sue mura dal terremoto del 1542.
Tutti i militari del castello furono uccisi insieme al castellano.
La città bruciò per 8 giorni. Molti furono i morti e 600 cittadini furono deportati. La Chiesa Madre subì i danni maggiori e la tradizione vuole che i turchi cercarono pure di bruciare il Crocifisso che veniva giù dall’arco trionfale. Il Cristo , un legno della prima metà del XV sec opera di stampo gaginesco però non bruciò ma divenne nero e ciò fu ritenuto un miracolo.

top


CHIESETTA DELLA CARITÀ

Edificata nel 1622 come sede dell’omonima confraternita. L’edificio, una volta dotato di ricche suppellettili d’argento, oggi disperse, custodisce oltre a diversi dipinti di modesta fattura un pregevole altare marmoreo del 1739 e una statua lignea della Madonna della Carità. Presenta un campanile a vela.

top


CHIESA DI SAN FRANCESCO

È annessa al convento dei Francescani Conventuali sede del Collegio Serroviriano dal 1722 che è stata la prima scuola pubblica di Licata. La facciata della chiesa (1750) fu disegnata dell’illustre architetto trapanese Giovan Biagio Amico. L’interno è a unica navata e presenta interessanti stalli del coro. Tra le opere d’arte custodite nella chiesa si noti la tela raffigurante l’Immacolata incorniciata da un ricco altare di legno dorato, di Domenico Provenzano nella cappella omonima (XVIII secolo). La chiesa e il convento dei domenicani cui appartiene sono incompiuti. Il complesso data del XVII secolo. L’interno della chiesa a unica navata custodisce due tra le più belle tele esistenti a Licata che sono firmate da Filippo Paladini, maestro toscano che subì l’influenza caravaggesca che fu attivo in Sicilia nei primi del 600: una, datata 1603, raffigurante Sant’Antonio Abate e storie della sua vita, l’altra è datata 1611 e raffigura La Trinità e Santi. Altre tele raffiguranti santi domenicani sono attribuite a Domenico Provenzani e alla sua bottega.

top


CHIESA DI SANT’ANGELO

La chiesa del XVII secolo fu inaugurata quando vi vennero traslate le reliquie di Sant’Angelo. La chiesa fu costruita in seguito a un voto per ringraziare il Santo di avere liberato la città dalla peste del 1625 e racchiude il pozzo miracoloso dove nel XIV sec furono rinvenute le reliquie del santo.

Il progetto globale è attribuito a fra Angelo italia architetto gesuita di Licata anche se le fonti storiche riportano solo i nomi di Francesco Bonamici, architetto maltese e del frate francescano Andrea Noara di Trapani. Il prospetto della chiesa è incompiuto.

Tra le opere di maggiore pregio custodite nella chiesa si citano l’urna argentea di Sant’Angelo custodita all’interno di una cappella con cupola chiusa da una robusta e artistica cancellata in ferro battuto degli inizi del XVIII secolo, la pregevole tela raffigurante i Santi Apostoli Filippo e Giacomo, di anonimo artista del ’600, l’Ecce Homo e due Storie della vita di Sant’Angelo, entrambe di ignoti pittori siciliani del secolo XVI. Inoltre si segnala La Pietà, tela del pittore palermitano Gioacchino Martorana (1724-1782).

Lungo le navate sono disposte le ‘ntorcie ovvero 4 varette lignee che si fanno sfilare in processione con l’urna del santo il 5 maggio giorno della sua festa

top

Hotel Agrigento
Home
Le guide turistiche
Le visite guidate
Da sapere
Info
Eventi
L'album
Dicono di noi
Le Guide in Italia
Le Guide nel mondo
Partners
Contact
 

Agrigento e le Guide turistiche

Visite guidate a Licata ed escursioni turistiche in provincia di Agrigento con le guide turistiche abilitate

Visite guidate Licata.

Itinerari turistici personalizzati in provincia di Agrigento