Eraclea Minoa
 

Visite guidate di Eraclea Minoa e Agrigento

Le guide turistiche di Agrigento consigliano una visita guidata agli scavi di Eraclea Minoa Un sito archeologico di particolare interesse storico in provincia di Agrigento.

Guide turistiche di Eraclea Minoa

La visita con le guide turistiche comprende: Il teatro, le case di età ellenistica-romana, la cinta muraria, l'antiquarium.

Hotel Agrigento

Nella sue Storie Erodoto narra che la città fu fondata dai Selinuntini nel VI sec a C per contrastare la crescente Akragas sempre più potente.

Diodoro siculo nella sua Biblioteca storica, opera storica in quaranta libri, dalle origini fino all'inizio della guerra di Cesare nelle Gallie (58 a.C.), sostiene che all'inizio le fu dato il nome di Minoa per commemorare il re Minosse che in quel luogo sbarco inseguendo Dedalo e che lì fu sepolto, infatti scrive Diodoro che l'emmenide Terone là trovò la sua tomba in una camera sotterranea sovrastata dal tempio di Afrodite.

Il nome Eraclea fu aggiunto in seguito, ma non si sa in quale periodo. Probabilmente le fu dato dal colono spartano Eurileonte la cui stirpe sosteneva di discendere direttamente da Eracle che alla fine del VI sec a C volle così commemorarlo. Tuttavia tale nome è attestato storicamente solo nel 314 a.C. Dopo il trattato tra Timoleonte e Cartagine del 339 a.C., alcuni coloni di Cephaloedium che veneravano Eracle, si stabilirono ad Eraclea e perciò il nome gli fu forse attribuito da questi ultimi.

nel 357 Dione mancò il capo Pachino (Passero) in Sicilia, per le condizioni atmosferiche, ma dopo varie peripezie sbarcò ad Eraclea Minoa, una fortezza sotto il controllo dei Cartaginesi,

Diodoro (XVI, 9, 5) la cita come possedimento di Cartagine a proposito dell'errato sbarco di Dione, nel 367, che era diretto a Siracusa ma che mancò il capo Passero in Sicilia, per le condizioni atmosferiche. Il suo nome punico era Ras Melkart (Melkart è il corrispondente fenicio di Eracle). Nel 345 Timoleonte accordò il possedimento ai cartaginesi col patto che gli abitanti greci della città avessero la possibilità di trasferirsi in altre città greche dell'isola se lo desiderassero.

Eraclea raggiunse il suo periodo di massimo splendore nel IV sec a.C. e di dotò di nuove fortificazioni e di un teatro.

Durante le guerre puniche fu contesa tra cartaginesi e romani e nel 210 a C passò definitivamente a Roma.

Polibio dice che al tempo della Prima guerra punica, arrivavano da questa città grandi provviste di frumento perfino a Lilibeo per cui era un importante mercato del grano.

Eraclea Minoa viene citata nel periodo delle guerre servili.

La prima rivolta organizzata ebbe origine nella zona centrale dell'isola presso Enna, nel 136. L'aggregazione di elementi del proletariato era facilitata dall'affinità di lingua greca con gli schiavi di provenienza orientale. Capo dei ribelli era un Siro, Euno, al quale si affiancò Cleone, che aveva capeggiato un'analoga rivolta nella zona di Agrigento. Euno fu acclamato re, col nome di Antioco e accrebbe la sua autorità circondandosi di un misticismo religioso orientale.

I Romani incontrarono difficoltà nella repressione, mentre i rivoltosi s'impadronirono anche di diversi centri urbani. Ben quattro pretori tentarono invano di venire a capo di una rivolta che era diventata una guerra logorante. Fu decisiva l'azione del console del 132, P. Rupilio, che espugnò città in mano ai ribelli, Tauromenio ed Enna. Con l'uccisione dei capi e di gran numero di schiavi l'insurrezione fu repressa. Rupilio rimase come proconsole nel 131 per riorganizzare la provincia, controllando che nei centri urbani compromessi fossero reintegrati nella loro posizione sociale gli strati medio-alti filoromani, che erano stati danneggiati dalla rivolta.

La città fu ricostruita aggiungendo altre fortificazioni, l'attuale impianto urbanistico rivelato dalla fotografia aerea risale a tale periodo.

Pochi decenni dopo, nel 104, la seconda ribellione servile in Sicilia fu originata dalla decisione senatoria che i governatori provinciali liberassero gli schiavi nati liberi in città alleate. Questo decreto aveva esaudito le richieste del re Nicomede di Bitinia, che lamentava il rapimento di numerosi suoi sudditi ad opera dei pirati, fornitori di schiavi, con la connivenza dei pubblicani romani. Poiché , dopo le prime liberazioni, il propretore della Sicilia rifiutò la libertà agli altri schiavi per le proteste dei proprietari, scoppiarono rivolte in diverse zone dell'isola.

Il capo degli insorti, Salvio, si fece chiamare re Trifono e adottò le insegne del potere di tipo romano. Diversi propretori furono sconfitti e dopo la morte di Salvio il suo successore, Atenione, estese il raggio delle razzie sulle campagne siciliane. Anche questa volta i danni furono accresciuti dalla partecipazione alla rivolta dello strato sociale inferiore dei liberi. Infine M'. Aquilio. console nel 101, uccise Atenione e sterminò i ribelli.

La città subì nuovamente danni. Verosimilmente si riprese non molto tempo dopo, poiché vi si recò Cicerone per raccogliere testimonianze contro Verre. Qui le venne incontro la madre del navarco Furio che aveva partecipato alla guerra contro i pirati ed era stato condannato a morte per pretesa viltà.

Tuttavia alla fine del I sec la città non esisteva più e non viene più menzionata dagli storici romani. Molto più tardi, nel V sec d.C., nella pianura a nord della città classica, si stabilì una fattoria e le collinette a monte si fortificarono di radi arcosoli paleocristiani.

LE FORTIFICAZIONI

La cinta muraria presente del lato settentrionale è datata alla fine IV sec. a.C. ed è costruita a doppia tecnica: la parte inferiore in pietra e la parte superiore in mattoni seccati al sole. Alcuni di questi mattoni contengono frammetni di ceramica preistorica provenienti da luogo non identificato e forse scomparso a causa di una frana. Mura di questo tipo si ritrovano a Capo Soprano a Gela.

Il muro di cinta presenta due porte a sud ed è lungo 6 km. circa.

IL TEATRO

Datato alla fine del IV sec a.C. ed è in parte intagliato nella friabile marna gessosa. Rimaneggiato quasi subito dopo fu riutilizzato nei secoli successivi. Solo dopo la Seconda guerra servile cadde in disuso e l'area fu occupata da altri edifici.

Il koilon che contrariamente alla descrizione di Vitruvio, ma sull'esempio di grandi teatri (Atene , Siracusa) è aperto verso sud.

Riguardo la pianta, questa ricalca quella del IV sec a.C. adottata ad Atene,poiché il teatro ateniese con la cavea semicircolare prolungata sui lati servì da modello anche per altri teatri come quello di Segesta o di Tindari.

Qui la circonferenza è tutta iscritta nei limiti della cavea, in modo che la linea che unisce le estremità di questa è la tangente alla circonferenza stessa.

Gli analemmata in conci di marna convergono verso l'interno del koilon con il cui asse i loro prolungamenti formano rispettivamente un angolo di 99°, incontrandosi nel punto in cui l'asse suddetto interseca la circonferenza minore.

La cavea divisa in 9 settori (kerkides) da 8 scalette (klimakes) la proedria aveva sedili provvisti di spalliere e braccioli per i sacerdoti di Dioiniso e le personalità che prendevano posto in prima fila.

Si riconoscono 10 ordini di sedili in conci di marna. Ricavata nella roccia sono la praecinctio, alta sull'orchestra m. 8,90 e l'ambulacro perimetrale antistante. Tra la praecinctio e l'ultimo gradino, mancando ogni traccia di blocchi, è possibile la summa cavea abbia avuto una sistemazione prativa.

I gradini ricavati in un solo blocco presentano una parte incavata per i piedi dello spettatore retrostante e una parte rialzata con cornice anteriore.

Un ambulacro di servizio separa la gradinata della proedria formata da un ordine di banchi con schienali e braccioli. Tra l'orchestra vera e propria e l'anello di conci che delimita inferiormente il koilon è l'ambulacro canale o euripo che si continua in un condotto il cui sbocco si apriva nello spessore della prima cortina muraria che corre a sud-est del teatro e che appare essere posteriore all'impianto del teatro stesso.

Nell'orchestra si trovano due fondamenta sovrapposte che appartenevano alla scena. Quelle superiori presentano ancora i fori destinati a contenere i pali che una volta sostenevano il podio scenico quasi sicuramente in legno. Il livello originario era costituito da leggero battuto marnoso sul piano di roccia spianata e pare presentasse una scena in legno di tipo fliacico simile a quella della seconda fase.

Le costruzioni addossate al teatro fanno parte dell'abitato tardo-ellenistico.

Discretamente conservata era al momento della scoperta la gradinata inferiore. Dopo uno sfortunato tentativo di consolidamento con soluzioni acriliche e dopo un ancor più sfortunato tentativo di protezione con una struttura in perspex che ha creato un effetto serra, negli anni '90 il teatro è stato liberato dalla struttura di perspex e ricoperto da una semplice tettoia.

IL SANTUARIO

Sul terrazzo di coronamento del teatro si trovano i resti di un santuario la cui destinazione non è stata possibile precisare per mancanza di materiale votivo.

Si tratta di resti di fondazioni in conci squadrati della peristasi e di resti di fondazioni in piccole pietre del vano antistante la cella; al tempio è da riferire qualche rocchio di colonna in marna trovato nei pressi. L'edificio è disposto nord-ovest-sud-est.

A sud del tempio si trova un sacello che consta di due vani di cui rimangono le fondazioni in piccole pietre

L'ABITATO

Sono state accertati e messi in luce due strati sovrapposti di abitazioni di età ellenistica e romano-repubblicana.
  • I strato (I sec a.C.): risulta di modeste case dalla pianta irregolare che può identificarsi con la colonia di ripopolamento dedotta da Rupilio al termine della Prima Guerra Servile. Le case si compongono per lo più di due o più vani gravitanti su di un cortile con focolare. I muri sono a basamento di blocchetti di pietra gessosa ed elevato in mattoni crudi, le cui tracce si non riconosciute nel riempimento all'interno. L'organizzazione di tale abitato era a blocchi diradati. Allo stesso momento appartengono gli edifici addossati al teatro(case e botteghe)
  • II strato: due case separate da ambitus inserite in un sistema a strade parallele. Le case hanno pianta semplice: struttura quadrata chiusa e serrata intorno ad un piccolo atrio o cortile centrale.

La casa A ha una superficie di 19,50x13,40; essa fu successivamente tagliata e ridotta dall'impianto del muro di fortificazione interno. Era ad un solo piano; il cortile è fornito di grande cisterna ellissoidale di tipo punico, in cui si convogliavano le acque del tetto a falde compluviate. L'accesso originario era dalla strada a sud, attraverso uno o più vani comunicanti con il cortile, successivamente, causa l'impianto del muro di fortificazione, la casa si suddivise in due parti tra di loro indipendenti: i vani botteghe a sud e i vani abitazione a nord, questi ultimi con accesso da una gradinata (ben conservata) che venne ad occupare parte del cortile a ridosso del muro di fortificazione. I muri della casa sono a zoccolo di blocchetti di pietra gessosa e sovrastrutturata in mattoni crudi o terra battuta. Si segnala il vano a nord del cortile, il sacello domestico (lararium): vi si conservano l'altare quadrangolare e l'edicoletta per i lares; la pavimentazione è in cocciopesto decorato con tesserine bianche, le pareti conservano avanzi di decorazione a stucco (stile a incrostazione o I stile pompeiano).

La casa B è separata dalla A tramite un ambitus; ha una superficie di m. 11,50x13,40; aveva un piano superiore, quello di abitazione, delle cui macerie (mattoni crudi delle pareti, lastroni di soglia, stucchi, intonaci, pavimento in coccio pesto decorato e mosaico) sono stati trovati riempiti, per crollo, i vani del piano terra. L'atriolo non ha cisterna e pertanto era coperto. Ciò che fa ricostruire il tetto della casa a falde displuviate con cabaletta di raccolta e versamento sulle strade e sull'ambitus. Alla casa si accede dalla strada a sud, mediante un corridoio comunicante con l'atriolo coperto. Trattandosi di vani di servizio (l'abitazione doveva essere al piano superiore) la pavimentazione è in terra battuta. Notevole lo stato di conservazione dei muri e non solo nella parte lapidea, ma anche in quella dell'elevato in mattoni crudi che costituiscono una documentazione eccezionale fra quanti avanzi si conoscono di abitati antichi in Sicilia. Le pareti sono rivestite di intonaco dipinto (colore caduto) su strato di allettamento (conservato) di presa con superficie stampigliata a spina di pesce.

L'ANTIQUARIUM

Entrando a destra pianta archeologica del sito

A sinistra. Materiale preistorico dall'area della necropoli arcaica di Piano Vizzì

Nelle prime due vetrine: materiale proveniente dall'area della città

Vetrina I: oggetti di età arcaica e frammenti di ceramica del V sec a.C.; materiali del IV sec a.C. (periodo di massima fioritura della città); antefissa gorgonica di stile arcaistico e testa fittile con cuffia

Vetrina II: materiale ellenistico (III-I sec a.C.) dalle abitazioni a sud del teatro; arula pulvinata in pietra, una decorazione fittile a protome canina, un rilievo di marmo alabastrino (da incastro a parete) con scena di gineceo (padrona e ancella con specchio); anse di anfore con bolli (rodie e locali con lettere latine e segni fenici)

Nelle restanti vetrine e nel cassone delle vetrinette al centro della sala è esposto materiale proveniente dalle necropoli di età arcaica e ellenistica di Piano Vizzì ( a nord est della città). Le tombe erano a inumazione e a cremazione.

Cassone con vetrinette: vasi-sepolture arcaici con corredi costituiti da vasetti corinzi e di imitazione

Vetrine III-IV: corredi delle sepolture di età arcaica (vasi tardo-corinzi, coppe di tipo ionico, lekythoi attiche a figure nere, vasi di fabbrica locale a decorazione geometrica)

Vetrine V-VI: corredi delle sepolture ellenistiche (fine IV sec a.C.); pisside del pittore di Agrigento (donna assisa e Eros androgine); alabastron fittile del pittore di Borrelli (figura femminile stante)

Passando dietro il cassone delle sepolture in vasi, si possono leggere alcuni pannelli fotografici e grafici relativi alle fortificazioni (il rilievo delle tre fasi del baluardo di quota 70), al teatro e all'abitato.

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Guide turistiche Agrigento

Servizi guida presso il sito archeologico di Eraclea Minoa in provincia di Agrigento. La storia di Eraclea raccontata dalle guide turistiche di Agrigento

Eraclea Minoa

La visita agli scavi ha una durata di 1 ora ed un percorso di 1 km