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Guide turistiche a Comitini

Visitate Comitini. Il comune più piccolo della provincia di Agrigento con le guide turistiche abilitate dalla Regione Siciliana

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Comitini è il comune meno popolato della provincia di Agrigento Il territorio è caratterizzato da una ampia valle nella quale scorre il torrente Contarella. Geologicamente i terreni sono derivanti da rocce del terziario. Da disgregazioni di tali rocce derivano terreni calcaro-gessosi che si riscontrano nella parte centro-orientale del territorio. Il clima è quello caratteristico mediterraneo, con estate lunga e calda. La temperatura media oscilla sui 14° ed i massimi assoluti raggiungono i 42° C. Le piogge si concentrano in autunno ed inverno. Sono scarse in primavera e nulle quasi in estate. La popolazione del Comune è in costante diminuzione, e registra oggi 1300 abitanti. Nel 1964 venne a cessare l'unica attività, quella delle miniere, e tuttora non vi è nessuna prospettiva per la ripresa dell'attività delle miniere, vi è bensì in prospettiva lo sfruttamento delle cave per la lavorazione del gesso. Comitini costituisce un esempio tipico di paese di fondazione feudale. La terra di Comitini appartenne all'inizio del XIV secolo agli Abate, ma fu poi loro confiscata ed assegnata al Guglielmo di Moncada. Confiscata poi anche a quest'ultimo, nel 1395 fu data al Principe Fortunio di Caruso, e passa infine nel 1672 a Michele Gravina che fu insignito del titolo di principe di Comitini. I Gravina furono signori di Comitini dal 1672 al 1812, allorché la Costituzione del Regno di Sicilia abolì il feudalesimo. Il paese fu fondato il 27 giugno 1627da Gastone Bellacera, sulla spinta degli incentivi alla colonizzazione interna del XVI ed il XVII secolo. La fondazione di un nuovo villaggio comportava per il fondatore un seggio nella camera baronale al parlamento del Regno o un voto supplementare. Il nucleo originario di Comitini dovette avere delle dimensioni molto ridotte, visto che il Marchese di Villabianca parla di "fuochi 208 ed anime 618". Vi sarà in seguito una evoluzione demografica ed urbanistica legata all'espansione dell'industria zolfifera, toccando il massimo incremento nella seconda metà dell'800. In relazione a tanto, Comitini fu congiunta con una ferrovia a scartamento normale alla linea Agrigento-Caltanissetta, suggerita dalla necessità di fare defluire con maggiore facilità e sicurezza lo zolfo dall'altopiano interno verso i più vicini scali portuali. Al progressivo tramonto dell'industria zolfifera nel XX secolo, si accompagnò poi quella dell'economia e della consistenza della popolazione. Notizie archeologiche Prima del 1300 scompare ogni fonte storica, come se Comitini ed il suo territorio fossero stati esclusi dalla storia, in realtà le ricerche archeologiche hanno dato risultati sorprendenti che testimoniano che comunità stabili operavano nel territorio sin dalle epoche più remote. Alle falde della Pietra frammenti di stile Castellucciano testimoniano l'esistenza di un villaggio dell'età del bronzo. Un villaggio capannicolo protostorico dell'età del bronzo si insediava certamente all'apice del monte Castellaccio e rimase vitale fino all'epoca delle colonizzazioni greche (X-VI sec. a.C.). In epoca romana in uno dei due agglomerati di c/da Scagninuta e c/da Puzzu rosi, doveva esistere una stazione. Tracce del periodo romano sono state individuate ancora in c/da Cozzo Medico. Il toponimo Calathansuderj e la presenza di ceramica invetriata testimoniano la presenza di un casale arabo in località La Pietra dal IX sec. d.C., così come possiamo ubicare il casale di "Ghardutah" in c/da Fiumarazzi-Rovetello, stando a quando dice Al Edrisi nel "Libro di Ruggero". Una tale concentrazione umana è giustificata dalla presenza dello zolfo che costituiva un richiamo per le comunità del passato, specialmente in epoca romana, lo zolfo pare che oltre ad avere un utilizzo medicamentoso venisse usato nei processi di fusione del rame e del bronzo per rendere tali metalli più duri e impenetrabili. Il benessere di queste antiche popolazioni traspare dagli innumerevoli arcosoli sparsi negli affioramenti rocciosi, che possono essere interpretati anche quale simbolo di prestigio sociale.

Popolazione: circa 1000 abitanti.

Distanza da Agrigento: 17 Km S.S. 189

Comuni limitrofi : Aragona - km. 3. Grotte - km. 11, Racalmuto - km. 13

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I monumenti

 


LA CHIESA MADRE

Adiacente al palazzo Bellacera è collegata a quest'ultimo da un palco soprelevato detto littrinu usato dai baroni per assistere alle funzioni religiose o semplicemente per pregare ancora oggi esistente.

è dedicata a San Giacomo patrono del paese e presenta prospetto in stile neoclassico del XVIII secolo. L'interno a unica navata presenta ricche decorazioni a stucco nell'abside. Il campanile realizzato nel XX secolo ha sostituito quello precedente.

Il culto di San Giacomo fu introdotto nel paese nel XVII secolo dalla famiglia Gravina originaria di Caltagirone che ha come patrono lo stesso Santo.

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PALAZZO BELLACERA

Accanto alla Chiesa Madre si trova palazzo Bellacera, antica residenza del barone e della sua famiglia. Un antico manoscritto del ‘600 racconta che il palazzo è stato abitato dal fantasma di Federico d'Aragona re di Trinacria condannato a vagare per 270 anni nelle sale del castello per espiare i peccati del purgatorio. Il palazzo risale al XVII sec. ed ha posizione dominante rispetto al resto del paese. Il prospetto del palazzo presenta un grande portale d'ingresso che introduce in un androne dove si trova una scalinata che conduce al piano superiore. Al pianterreno si trovano i magazzini dalle volte a botte e a crociera, mentre al piano superiore si trovano le sale di rappresentanza e le camere private. I locali del pianterreno ospitano la biblioteca comunale che conta un patrimonio di 1300 volumi.

Le antiche camere da letto, salotto e stanza da pranzo sono usate come sale di rappresentanza del Comune. In una delle camera da letto del piano nobile si nota lo spazio riservato all'alcova dei baroni nel quale si doveva trovare il letto a baldacchino e che presenta a sinistra e a destra due piccoli ambienti dove in origine erano sistemati il forziere e i cantari. La pavimentazione in ceramica policroma a disegni geometrici floreali riproduce quella originale che è stata mantenuta e reintegrata dove possibile. Nelle sale sono stati collocati lampadari di Murano.

Della struttura originaria nell'estradosso del palazzo si sono mantenute le cupole seicentesche con la loro intelaiatura in legno, l'incannucciato e il gesso.

Nel sottotetto del palazzo è stato allestito un piccolo Antiquarium che raccoglie i frutti delle ricerche archeologiche condotte dal Gruppo archeologico Herbessus e da altri studiosi testimoniano la presenza dell'uomo nell'area a partire dall'età del bronzo.

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