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Visite guidate professionali della Valle dei Templi di Agrigento con guide Agrigentoturistiche professionali che trovate solo in questo sito. Visite guidate al museo della Ceramica a Burgio

Guide Agrigento

Visitate la Valle dei Templi con Guide Agrigento. La visita del museo archeologico Pietro Griffo con Guide Agrigento ha una durata di 2 ore

Il comune di Burgio ha una superficie di 4.222 ettari, e confina con la provincia di Palermo. è un tipico paese agricolo posto sul declivio meridionale del Monte Lugheri, a 317 m. sul livello del mare. Vaghe notizie si hanno sulle origini di Burgio, ma l'antico castello può essere segno che i primi abitanti siano stati i Saraceni. Anche il nome di Burgio ha origine saracena: mentre per alcuni studiosi deriva da BURGIO che in arabo significa " Fortezza", per altri deriva dalla parola "BURGIO" che significa "Mucchio di biade".

La signoria di Burgio inizia con Aly Binncema, un re Emiro della famiglia degli Edrisiti che governavano l'Africa occidentale. Gli succedette Hamud il quale fu sconfitto nel 1087 da re Ruggero che istituì la Diocesi di Girgenti nominando Gerlando come Vescovo.

è la terra delle famose "Quartare" e dei "Cantari" di terracotta che generazioni di "Stazzunari" hanno plasmato dall'argilla .Pezzi del XVIII sec. sono esposti nel museo Pitrè di Palermo. Ai margini orientali della città si possono ancora vedere i resti delle antiche officine dei vasai burgitani. Questo antico e tradizionale artigianato, insieme alla fonderia di campane , da quattro secoli presente a Burgio e unica in Sicilia, costituisce l'ultimo residuato di una fiorentissima attività del paese. Il centro storico è ricco di portali, manufatti di pietra bianca intagliati dalla mano valente degli scalpellini burgitani dell'Ottocento; abili ed anonimi artigiani dello scalpello, che hanno dato un aspetto singolare al centro storico dal castello alle case baronali, ai campanili e alle colonne delle chiese. Caratteristica produzione burgitana sono le immagini sacre, raffigurate su pannelli di mattonelle maiolicate, che venivano poste nelle edicole, "fiureddi", nelle vie e piazze dei quartieri più antichi di Burgio e dei paesi limitrofi. Il più significativo pannello maiolicato si può ammirare in piazza Vittoria. Si tratta di una Crocifissione, che porta la data del 1763, di autore ignoto. è un pannello rettangolare di ventiquattro piastrelle. I colori predominanti sono l'azzurro tenue ed il verde. è da attribuirsi forse al maestro Antonino Perricone, del secolo XVIII, maestro ceramista. Burgio è infatti uno dei più antichi centri ceramisti dell'Agrigentino. Ai margini orientali della città si possono infatti ancora vedere i resti delle antiche officine dei vasai burgitani, sullo sfondo di questa zona medioevale che i Burgitani chiamano "all'arte", si apre una cava di argilla. Infatti in questo rione erano riunite in passato diverse attività artigiane, ed oltre alla lavorazione della creta erano praticate anche quella del bronzo, del ferro, della seta e del cuoio. Oggi rimangono solo alcune officine di vasai in cui si é tramandato di padre in figlio l'antico metodo di modellazione tramite tornio a piede e forni alimentati a legna.

Popolazione: circa 3.600 abitanti.

Distanza da Agrigento: 72 Km. S.S. 115 +

Comuni limitrofi : Lucca S. - km. 5, Villafranca S. - km. 3, Bivona - km. 31, Ribera - km. 17.

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Le feste religiose

LA SETTIMANA SANTA

I riti pasquali a Burgio cominciano con il Venerdì antecedente alla Domenica delle Palme, con la processione del simulacro della Madonna Addolorata; poi, con le funzioni e i riti della Domenica delle Palme si entra nel vivo della Settimana Santa. Per la processione delle palme i fedeli sfilano recando in mano palme e rami di ulivo benedetti, seguiti da giovani che drammatizzano l'ingresso di Gesù con gli Apostoli a Gerusalemme. Dopo i tradizionali riti della Via Crucis e della predica del Figliol Prodigo il Martedì e il Mercoledì, si arriva al Giovedì Santo e alla celebrazione della Cena del Signore in cui si rivive il momento in cui Gesù lava i piedi agli Apostoli, che vengono impersonati da uomini adulti. Il Venerdì si apre con la predica delle "SETTE PAROLE" dette da Gesù sulla Croce, che termina con la deposizione di un piccolo simulacro di Gesù morto dentro un'urna detta "LITTICHEDDRA". Nel frattempo i "Fratelli", vestiti di bianco, incappucciati e con sulle spalle una mantella nera, suonano i tamburi, le" Troccole " e i "Firrialora", mentre "Li Insignera", cioè i portatori delle insegne delle antiche confraternite dirigono il corteo processionale con il simulacro della Madonna Addolorata seguita dalla banda musicale. Alle ore 12,00 parte dalla chiesa del Carmine la processione con l'Urna grande contenente il simulacro del Cristo, che sarà messo in croce sul suggestivo Calvario, e qui rimarrà fino alla deposizione che verrà eseguita da Giuseppe e Nicodemo. Verso le ore 15,00 ca., il simulacro della Madonna addolorata viene accompagnato al Calvario dove viene posto ai piedi della croce. La sera l'Urna del Cristo morto seguita dal simulacro della Madonna vengono portati in processione fino alla Chiesa Madre, dove il popolo li accoglie cantando il lamento " AH SI VERSATE LACRIME " e Giuseppe con Niccodemo intonano nuovamente il lamento della deposizione. Infine l'Urna viene accompagnata alla chiese del Carmine, passando per la Chiesa della Misericordia dove viene lasciata la Madonna Addolorata. La notte del Sabato Santo i fedeli si riuniscono nella Chiesa Madre per partecipare alla messa di "LU RISUSCITU".Il giorno di Pasqua, di prima mattina, dalla Chiesa dell'Immacolata (detta Motta), il simulacro di S. Michele Arcangelo viene portato in giro per il paese da prestanti giovani che lo fanno danzare e saltellare in segno di gioia per la resurrezione di Cristo. A mezzogiorno il popolo è tutto in Piazza Umberto per assistere a "LU 'NCONTRU" ; Il simulacro della Madonna della Pace, ammantato di nero, sosta vicino alla Badia; San Michele va, ballando, per tre volte dalla Madonna per annunciarle la Resurrezione. Essendo Maria incredula, l'Arcangelo va a prendere Gesù e lo accompagna dalla Madre alla quale viene tolto il velo nero, mentre le campane suonano a festa. A questo punto vengono liberate delle tortorelle e cominciano i giochi d'artificio. Nel pomeriggio vengono portati in processione i simulacri di S. Vito e S. Luca che come S. Michele vengono fatti danzare.

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I monumenti


 

LA CHIESA MADRE

Dedicata a S.Antonio Abate, patrono di Burgio. Sulle sue origini si hanno notizie discordanti. Per alcuni risale all'epoca normanna (due archi ciechi sul fianco sinistro sono simili a quelli di Santa Maria di Rifesi), per altri invece risale a tempi più recenti. Il prospetto principale presenta un portale rinascimentale e richiama quello del Laurana sul fianco della chiesa di Santa Margherita di Sciacca. La lunetta è ornata da un rilievo con le figure della Madonna, al centro e dei Santi Antonio Abate e Nicola. L'interno è a tre navate. Molte opere d'arte sono state trafugate. Molto pregiate le sculture e gli affreschi della cappella dedicata a Maria Santissima di Trapani o delle Grazie. La statua decorata in oro è opera di Vincenzo Gagini che la realizzò nel 1566. Il piedistallo della statua è ornato da tre bassorilievi che rappresentano il Cristo dinanzi a Pilato, la flagellazione e la Crocifissione. L'altare è ornato da formelle con scene della Passione forse dello stesso autore. La cappella interamente decorata da stucchi e affreschi datati del 1596 è opera di Antonino Ferraro. Tra essi spicca il gruppo dei due vecchi monaci ricurvi sotto il peso dell'arca con la Madonna dell'Itria. Altre opere del Gagini sono i 5 bassorilievi di marmo dell'altare sottostante (rappresentano la Cena Eucaristica, la Lavanda dei piedi, l'Orazione dell'orto, l'Ecce Homo e la Condanna del Nazareno). Altra cappella da segnalare è quella del Crocifisso di Rifesi proveniente dalla chiesa normanna a cui ritorna ogni anno. è da considerare una delle sculture sul tema del Crocifisso più antiche della Sicilia. Reduce da una clandestinità forzata presso chi l'aveva sottratta al suo altare, è tornata nella cappella absidale a destra dell'icona della Madonna della Consolazione dipinto su tavola con fondo oro decorato a punzone che si fa risalire al XIII sec. Sull'altare maggiore sono collocati i Santi Pietro e Paolo statue lignee del XVII sec con tuniche dorate. La cappella di sinistra del presbiterio è dedicata a Sant'Antonio Abate e ospita la statua lignea del santo del XVI sec con tunica ad estofados. La stessa cappella ospita la scultura lignea di San Michele Arcangelo del XVII sec.

Nel battistero sono custoditi il gruppo ligneo dell'Angelo e Tobiolo del XVIII sec. e un'elegante portantina del XVIII sec con pitture, intarsi e tappezzerie all'interno: veniva usata per portare il Sacramento agli infermi. Tra i dipinti si notano un San Biagio di Francesco Trisca del 1815 e una Dormitio Verginis libera rilettura della tavola del Fondulo nella chiesa del Carmine di Sciacca. Il dipinto proviene della chiesa di Rifesi ed è opera di Giacomo Casentino di Bivona del 1616.

Nella Chiesa Madre si venera un'icona bizantina forse del XIII sec. che raffigura la Madonna col Bambino in braccio. Il quadro dipinto su una tavola di legno si era spezzato in tre parti longitudinali e nel 1963 l'allora parroco di Burgio, don Rocco Colletti, dati i numerosi furti che allora si verificavano dappertutto, decise di conservare i resti in casa di suoi parenti, ma pochi mesi dopo il dipinto fu trafugato. Il parroco fu accusato del furto e poco dopo morì di dolore. Nel 1992 l'Arcivescovo di Catania mons. Bommarito che era stato Vescovo di Agrigento fino al 1988 ricevette nella cattedrale di Catania nel segreto della confessione l'informazione che sul banco vicino al confessionale avrebbe trovato un pacco e che avrebbe dovuto rimettere il contenuto al suo posto. Dentro il pacco fu trovata l'icona che fu restituita a Burgio. Nel 1993 il Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita pontificia in Sicilia venerò la preziosa icona.

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SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA

Dopo la Chiesa Madre è la più antica chiesa di Burgio. Secondo una lapide che vi era collocata fino al 1744, la sua fondazione risale al 1175. Ampliata e restaurata tra il 1798 e il 1828, la chiesa venne arricchita con pregiati lavori dei fratelli Pietro e Felice Zito.

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CHIESA DI SAN LUCA

La chiesa attuale del 1553, sorge probabilmente sul luogo di una più antica chiesa del ‘300. Ha un prospetto semplice con portale in pietra su cui è incisa la data 1617 che ricorda l'epoca in cui subì importanti restauri.

L'interno a unica navata si apre verso lo spazio a sviluppo centrico della cappella del Rosario. Nella chiesa sono conservate parti ancora leggibili nei motivi decorativi di una delle poche pavimentazioni in mattonelle maiolicate delle officine locali. Le sculture sono tra le più belle del paese. Coeve alla chiesa sono quelle del gruppo dell'Annunciazione e la statua di San Luca. La Vergine Annunziata risente nei tratti del viso influssi gaginiani e si pensa sia stata realizzata da Silvio Lo Cascio, unico della famiglia ad aver avuto contatti con l'ambiente palermitano che ruotava intorno alla bottega dei Gagini. Si segnalano inoltre la bara piramidale lignea su cui è collocata la statua di San Luca e l'altare maggiore.

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CHIESA DI SAN VITO

è attigua al convento dei Frati minori del Terzo Ordine dei Francescani, oggi sede del Comune. è stata costruita intorno al 1500 dalla confraternita dalla quale al preso il nome. Ha una facciata manieristica. L'interno a unica navata è decorata con stucchi di colore bianco. Gli altari 3 per lato sono addossati alle pareti. Si nota una tela su cui nel 1688 Accursio e Calogero Torrettis hanno dipinto i Santi Francesco e Chiara. La chiesa, restaurata nel 1616, custodisce una delle opere più importanti presenti a Burgio. Si tratta di una statua marmorea del santo impreziosita da alcuni pregevoli bassorilievi, opera di Antonio Gagini. Fu eseguita nel 1522 ed è una rara opera autografa dell'artista palermitano che rappresenta San Vito con un volto quasi fanciullesco incorniciato da chiome a caschetto; il fatto strano è che una statua di un paese siciliano indossi una corta veste a pieghe completata da corpetto da cui fuoriesce la camicia mentre il mantello poggia solo su una spalla secondo la moda in voga presso la corte medicea. Notevole è la bara processionale di San Vito di legno dorato forse di Benedetto Morabitti del XVII sec.

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IL SANTUARIO DI SS. MARIA DI RIFESI

Sorge isolato 8 km da Burgio a m. 807 s.l.m., ed è annesso al monastero benedettino di epoca normanna. Il monastero fu costruito nel 1170 da Ansaldo, castellano del palazzo reale di Palermo, ottenuto il permesso del vescovo Gentile di Agrigento. Nel 1188 vi si insediò una comunità di monaci cistercensi provenienti dall'abbazia della Trinità di Rephet, in Siria, fuggiaschi per la caduta del Regno di Gerusalemme.Erano giunti sulle navi normanne al comando di Margarito da Brindisi, ammiraglio di Guglielmo II.Il portale della chiesa è ornato dai ritratti del castellano Ansaldo e di Gentile, vescovo di Agrigento nel periodo di fondazione della chiesa. L'interno, a tre navate con 3 absidi di sui solo la centrale è visibile dall'esterno, è semplice e conserva tracce di affreschi del XVII sec. Il campanile mozzato racchiude nel vano della base una cappella con altare. Nel restauro degli anni ‘80 sono stati messi in luce i capitelli che concludevano le colonne sottili poste a sottolineare gli intradossi delle absidi. Sul fianco sinistro della chiesa con cui comunicava direttamente sono i resti di quello che era il monastero. Rimangono tracce degli ampi ambienti con arcate e il chiostro con pozzo. Un fossato esterno al perimetro fa presumere un sistema difensivo. Tra agosto e ottobre vi si può ammirare il Crocifisso di Rifesi che in origine era collocato nell'abside destra dove torna ogni anno. Arrivò con i monaci dalla Siria. è un crocifisso ligneo bizantineggiante verso cui i burgitani sono particolarmente devoti. Durante il resto dell'anno è custodito nella chiesa Madre da dove viene portato in processione fino al santuario la seconda domenica di agosto. Secondo la leggenda sarebbe opera di un pastore. La processione è seguita dai muli bardati con le vertole ricamate sulla groppa. L'espressione del suo volto esprime estrema sofferenza.

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CASTELLO - CASTRUM BURGI

è un raro esempio di architettura militare nell'entroterra agrigentino. Sorge nel centro urbano in posizione dominante su uno sperone roccioso isolato dal territorio circostante. Ai suoi piedi i torrenti Garella e Tina costituivano fossato a protezione dell'abitato medioevale. Fu costruito nel XII sec. Alcuni studiosi non escludono che in origine fosse fortilizio musulmano. Subì modifiche nel XVI mediante introduzione di aperture. Nel XIX fu adattato a carcere e quindi restaurato recentemente. Il casale Billuchie è citato nel XII secolo. Dal XIV al XIX secolo il castello appartenne ai Peralta (XIV), ai Cardona, ai Gioieni, ai Colonna (dal XVII al XIX sec.). Era in rapporto con il castello di Caltabellotta e con i boschi di Rifesi e di Sant'Adriano dove si trovano un monastero e una priorìa. Poiché sorge isolato ha l'aspetto di una Motta naturale e tale realtà è confermata dal nome della chiesa, posta al margine della seconda corte, la più esterna, intitolata a Santa Maria della Motta. Le case del paese hanno occupato il cortile più esterno, mentre il superiore, dove è anche una delle cisterne, è divenuto una piazza belvedere e ospita il calvario. Di forma rettangolare a blocco unico è lungo 20 m. largo 12 e alto 17. I muri perimetrali hanno uno spessore di circa 2 m.. Nel suo assetto originario presentava poche aperture a feritoia nella parte inferiore. La grande apertura con arco ogivale a doppio rincasso sul fronte principale era l'unico ingresso accessibile mediante un sistema di porta ribaltabile su scala rimovibile. Il castello è stato sempre sede della signoria fino al 1812 data in cui che cessò il feudalesimo in Sicilia. Quindi fu adibito a carcere giudiziario fino a quando venne soppressa la Pretura durante il fascismo. è stato restaurato nel 1981. è di proprietà comunale e viene usato come spazio espositivo. è conservato nelle sue parti principali e malgrado lo squarcio nelle mura del prospetto a fronte e i muri di epoca successiva che ne hanno mutato l'originaria visione degli spazi interni, è ancora leggibile.

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CASTELLO DI GRISTIA – CASTRUM CHRISTIANE

Il castello di Acristia (Castrum Cristiane) sorge su una rupe isolata (m. 514 s.l.m.) quasi inaccessibile ed è raggiungibile dalla statale 386. Dista circa 10 Km. da Burgio. Domina la Valle del Sosio. Solo dal lato orientale è possibile raggiungerlo dopo una lunghissima salita. Alcuni sostengono che sorga sui resti dell'acropoli di Scirtea, una località antichissima il cui nome è legato alla famosa battaglia tra gli schiavi ribelli e l'esercito romano nel corso della seconda guerra servile (104-99 a.C.). Tuttavia l'identificazione del sito è solo frutto dell'assonanza dei toponimi. Il nome di Acristia, ma anche Agristia, Cristia, Gristia, identificava il feudo posseduto nel 1296 da Francesco Ventimiglia, senior, conte di Geraci. Fu costruito forse nella prima metà del 300. Nel feudo e nel castello di Acristia si succedettero vari signori tra cui i Peralta, i Luna e gli Alliata dei baroni di Villafranca. Quindi seguì la sorte della Contea di Caltabellotta a partire al 1626. Nel 1558 il castello era già in rovina. Oggi ci sono scarsi resti. è di proprietà pubblica ed è in stato di abbandono. I resti fuori terra permettono una lettura ricostruttiva parziale.

Ha pianta rettangolare (52 m x 39) con torri agli angoli (solo quelle meridionale e occidentale rimangono ancora in piedi). Il cortile è occupato da una grande cisterna coperta da una volta. I muri sono costruiti con l'impiego di pietre di piccola e media dimensione legate con abbondante malta che fuoriesce. Questa tecnica costruttiva irregolare che implica una costruzione rapida ed economica si ritrova in molti castelli siciliani e caratterizza soprattutto quelli eretti nel XIV sec.

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