Guide per il Centro storico di Agrigento

La guida turistica locale vi condurrà nel Centro Storico alla scoperta del labirinto di Girgenti.

Servizi guida turistica Agrigento per gruppi ed individuali.

Visitate la città di Agrigento e i resti dell'antica akragas preferendo una visita guidata storico monumentale ad una semplice passeggiata.
Tutti i Templi di Agrigento direttamente dalla vostra camera d'hotel

Villafranca Sicula

AGRIGENTO

Guide di Alessandria della Rocca
Notizie storicheLe feste religioseLe feste popolariLe chiese e i monumenti

La polis, secondo la tradizione dello storico Tucidide, fu fondata nel 581/0 a.C. da Aristinoo e Pistilo, due oikistai geloi che le diedero il nome del fiume che le scorreva ad est l’AKRAGAS. L'antica città si ingrandì rapidamente e rappresentò una importantissima base per l'espansione della civiltà greca in Sicilia. Il periodo della dominazione greca fu caratterizzato da alterne vicende politiche ed economiche. Drammatica, per i contraccolpi che ebbe sulla vita civile della città, fu la contrapposizione fra regimi democratici e tirannici. Il primo tiranno di Akragas fu Falaride (575/0 - 554) che, benché ricordato soprattutto per la sua crudeltà, assicurò alla giovane città la dignità di libera polis nei confronti di Gela e della stessa Madre Patria. Si fa risalire all'epoca dei tiranni l'edificazione dei templi della valle. Fu il tiranno emmènide Terone a volere la costruzione del tempio di Zeus Olimpico per celebrare la vittoria di Himera sui Cartaginesi (480 a.C.). Il quinto secolo fu quello che vide il massimo splendore di Akragas e non soltanto per quanto attiene alla sua ricchezza materiale; fu infatti anche un secolo di grande fervore culturale, artistico e scientifico di cui Empedocle fu l’esponente più illustra. Nato intorno al 480 a.C. ad Akragas si formò alla scuola di Pitagora di Samo. La città venne recintata e chiusa da mura massicce interrotte solo da numerose porte di costruzione arcaica. L'edilizia monumentale continuò ad avere notevole sviluppo e furono costruiti tra il 450 e il 430 i templi di Era e della Concordia; tra il 430 e il 410 quello dei Dioscuri, di Efesto, di Esculapio oltre le mura ed un altro presso il Santuario delle Divinità Ctonie. Le successive guerre fra Romani e Cartaginesi ebbero effetti disastrosi sulla città, che fu occupata, saccheggiata, distrutta più volte. Cessata l'egemonia romana, cominciarono le invasioni barbariche. A più riprese (429 e 440 d.C.) passarono i Vandali di Genserico che la misero a ferro e fuoco; poi ( 490 d.C.), fu la volta dei Goti di Teodorico. Per scacciare questi ultimi, nel 535, venne un'armata Bizantina al comando di Belisario. nel 584 i Goti di Totila distrussero la città. Come se le scorrerie del barbari non fossero state sufficienti, cominciarono le scorrerie dei Saraceni che depauperarono il litorale e costrinsero le popolazioni a rifugiarsi sulle montagne dell'interno. La valle era ormai diventata facile terra di conquista e gli Agrigentini furono costretti ad abbandonarla per ritirarsi sulle alture dell'Acropoli. Gli Arabi sbarcarono in Sicilia nell'828, ma dovettero ritirarsi perché severamente sconfitti nella Piana di Catania. Tornarono nell'840 e Agrigento, arroccata ormai sul colle, fu occupata da una tribù di Berberi che la fortificarono e ne fecero il loro centro più importante. Tra le ultime città della Sicilia ad essere occupate dai normanni (1087), Agrigento fu poi sede Vescovile e di Contea ed appartiene ( XIII - XIV sec.) alla potentissima famiglia dei Chiaramonte. Città Aragonese e poi Spagnola, votò con entusiasmo il plebiscito (1860) che la riuniva al Regno di Italia. La città ha cambiato più volte il suo nome: dal greco Akragas, divenne Agrigentum in età romana; gli arabi lo cambiarono in Kerkent che, per corruzione divenne Gergent e poi Girgenti. Nel 1927, per volere di Mussolini la città riprese il nome romano e da Agrigentum divenne Agrigento.
La moderna città di Agrigento è oggi posta ad un altitudine massima di 674 m. Il suo territorio occupa una superficie di 245 Kmq.

Popolazione: circa 60.000 abitanti.

top


Le feste religiose

LA FESTA DI SAN CALOGERO

I festeggiamenti si svolgono dalla I alla II Domenica di Luglio.

Incerte sono le origini di questo Santo, che è senza dubbio il più amato dagli agrigentini anche se non è il patrono.

Alcuni ritengono che venne dalla Bitinia, in Turchia, per altri, invece, da Costantinopoli. La tradizione lo vuole comunque di pelle nera. Il nome deriva dal greco, e significa "bel vecchio"; sappiamo comunque che con questo appellativo veniva denominato un ceto di personaggi rispettabili per ricchezza o per meriti, un ceto di filantropi eroi del sacrificio e dell'abnegazione. Così si spiegherebbero anche i tanti San Calogero di Sciacca, Naro, Canicattì, Raffadali ecc.

La storia di San Calogero risale al IV-V secolo: il Santo scampò alle persecuzioni che stavano decimando le chiese cristiane dell'Africa settentrionale rifugiandosi in Sicilia.

Approdò inizialmente presso capo Lilibeo, insieme a San Gregorio e al diacono Demetrio, e da lì si mossero verso le zone più interne della Sicilia evangelizzando. Ma anche qui andarono incontro a persecuzioni: Demetrio e Gregorio vennero catturati e subirono crudeli martiri, mentre Calogero si rifugiò sul Monte Kronio, presso Sciacca, dove operò prodigiose guarigioni usando le acque delle terme. Ed a Sciacca sorge oggi uno dei maggiori Santuari a lui dedicati.

Il Santo viaggiò ancora per tutta l'isola poiché grande era la sua popolarità come taumaturgo. Ad Agrigento sostò per qualche tempo presso una grotta sita dove ora sorge il suo Santuario.

Abitò ancora a Naro, dove ancora esiste la sua grotta, inglobata nella chiesa a lui dedicata.

Gli ultimi anni della sua vita il Santo li trascorse sul monte Kronio, gravemente ammalato. Si narra che suo unico conforto fosse una cerva che gli forniva il latte, ed il cacciatore che sfortunatamente la uccise scoperto ciò, poiché la cerva ferita fece ritorno alla grotta, toccato profondamente da ciò vestì da allora il saio ed assistette il Santo fino alla morte in quella grotta. Ed è lì che oggi sorge una chiesa meta di pellegrinaggio.

top

 


Le feste popolari

LA SAGRA DEL MANDORLO IN FIORE

La Sagra del Mandorlo in Fiore ha avuto, e continua ad avere, una evoluzione lenta e progressiva negli anni. Naturalmente è da ritenersi che una festa celebrativa del ritorno della primavera e propiziatoria di abbondanti raccolti esistesse sin dalla più remota antichità ma, le origini della Sagra, così per come la intendiamo noi oggi, vanno ascritte a tempi molto recenti, agli inizi del nostro secolo. Era infatti l'anno 1937 quando a Palermo venne pubblicato un bando di "Concorso Nazionale Dopolavoro", a cui tutte le città dell'Isola furono invitate a partecipare. Anche Agrigento si impegnò a partecipare e le autorità si misero subito alla ricerca di un gruppo di appassionati di musica. Li trovarono a Naro, e si trattava del "Quartetto a Plettro", che effettivamente parteciparono al concorso come gruppo folkloristico dell'Opera Nazionale Dopolavoro di Agrigento, e furono premiati. Incoraggiati dalla bravura di questi giovani, a Naro si pensò di organizzare una festa che attirasse l'attenzione dei paesi vicini, allo scopo di far loro visitare Naro. Si decise di fare la festa in primavera, con la fioritura dei mandorli. Ci si rivolse all'Istituto Immacolata per reclutare le ragazze che preparassero i canti e le danze dialettali. Si trovò anche chi portasse un cavallo con carro festosamente addobbato, e la festa si chiamò "Sagra del Mandorlo Fiorito" e trovò un grande consenso tra la popolazione ed attirò gente dai paesi vicini. Si ripeté, migliorata, nel 1939.Nell'anno 1940 il Conte Alfonso Gaetani pensò di fare esibire il Gruppo Folkloristico ad Agrigento, davanti al Tempio della Concordia e trasformare la manifestazione da locale a provinciale, ed infatti tutti i paesi della provincia furono invitati a partecipare e dei premi furono messi in palio. Fu il gruppo folkloristico ed il carro di Naro a vincere il primo premio in denaro ed una coppa. Gli strumenti usati dalle orchestrine dei vari gruppi erano, e sono tuttora, quelli tradizionali siciliani: "chitarra", "tamburo", "quartara", "marranzanu", "fiscalettu", "fisarmonica", "ciancianu".La festa del mandorlo fu interrotta negli anni della guerra e ripresa nel 1947.Questa volta l'iniziativa passò in mano all'Azienda Autonoma del Turismo. Negli anni successivi la sagra si arricchì sempre di più; si istituì un concorso regionale di poesia dialettale e cominciarono a parteciparvi gruppi folkloristici da tutta l'Isola. Nel 1952 alla Sagra parteciparono anche gruppi di altre regioni d'Italia, e la Regione Siciliana comincia ad intervenire finanziando i gruppi. Nel 1953 si fa ancora un passo avanti perché alla festa partecipano anche i gruppi folkloristici stranieri, e sono la Spagna. la Francia e l'Austria. Da allora la dimensione della festa cambiò notevolmente da regionale o nazionale ad "internazionale", arricchendosi ed ampliandosi sempre più in questa direzione. Nacquero nuove iniziative: il festival della canzone siciliana e mediterranea, il raduno dei cantastorie, mostre di pittura, convegni di studio, gare sportive. Nell'anno 1954 la festa fu portata alla durata di una settimana e si organizzò per la prima volta la "fiaccolata dell'amicizia". Nel 1956 si cominciò a fare spettacolo con i gruppi al Supercinema. Nel 1969 appare il festival della canzone con grandi orchestre e cantanti. Compaiono i presentatori di calibro nazionale: Corrado, Enzo Tortora, Nilla Pizzi e molti altri. In questo stesso anno si lancia anche il premio "Agrigento Cinema e Narrativa". La Sagra continuò ad andare avanti puntualmente ogni anno aggiungendo sempre qualcosa in più. Solo nel 1983 si sospese per mancanza di fondi. Nel 1984 partecipa per la prima volta il 1° Corteo Storico d'Italia con 100 componenti. Sono cortei qualificati, da tutta Italia, come la "Giostra del Saraceno", il "Giuramento di Pontida", il "Gioco degli Scacchi", il "Palio della Disfida di Barletta" e molti altri. Partecipano anche i carrocci che vennero usati dai comuni del Settentrione in battaglia. Nel 1985 la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Agrigento aggiunge una nuova iniziativa per promuovere e valorizzare la mandorla come prodotto. Si tratta della "Mostra del Mandorlag", mostra di prodotti artigianali ed industriali ricavati dalla mandorla.

top

 


I Monumenti

BASILICA DELLA B.M.V. IMMACOLATA O DI SAN FRANCESCO D'ASSISICONVENTO CHIARAMONTANO DEI FRANCESCANI MINORI
LA CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLALA CHIESA DI SAN GIACOMO

BASILICA DELLA B.M.V. IMMACOLATA O DI SAN FRANCESCO D'ASSISI

Sorge nella piazza San Francesco, ed è il risultato dell’ultima ristrutturazione effettuata nell’800 della originaria chiesa del XIV sec. Dentro la nicchia centrale si trova la statua di San Francesco in marmo. La Basilica subì gravi danni durante i bombardamenti dell’ultima guerra ed in special modo al soffitto i cui affreschi furono eseguiti da Domenico Provenzani (1736-1791) originario di Palma di Montechiaro. Gli affreschi attuali sono opera del palermitano Sebastiano Consoli. All’interno si distingue:

Secondo il Pirri la chiesa fu voluta da Federico Chiaramonte II, terzogenito di Marchisia Prefolio e signore di Favara, Racalmuto, Siculiana, il Bozzo invece sostiene che la chiesa fu edificata da Marchisia prima del 1295; circa un lustro prima della sua morte. Nel 1313 Costanza Chiaramonte legò come dote alla cappella di famiglia sita nella chiesa 5 botti di vino l’anno. Dal XIII al XVII sec si ha notizia di 5 cappelle: la cappella Chiaramonte, la cappella Montaperto, la cappella Isfar e Corilles, la cappella De Falco e la cappella Porto.

top


CONVENTO CHIARAMONTANO DEI FRANCESCANI MINORI

In questo convento vestì l’abito francescano il beato Matteo Cimarra Tra il 1307 e il 1308 Matteo Chiaramonte donò ai francescani il suo palazzo Aedes Magna perché divenisse loro convento. Il convento è notevole per il portale dell’Aula Capitolare affiancato da due eleganti bifore di stile chiaramontano. All’interno si trova un monumento sepolcrale con figura giacente su un sarcofago decorato con rilievi. Si tratta del sarcofago del Macciotto del Porto morto nel 1518 ed è in stile rinascimentale. In alto inserita nella parete si trova una lunetta che circoscrive una Deposizione: la Madonna tiene in braccio Cristo morto; a sinistra figura maschile che regge nella mano sinistra i chiodi e nella destra un telo; a destra figura maschile che regge nella destra la tenaglia; accanto alla Madonna si nota una figura femminile. In origine il monumento funerario si trovava all’interno della chiesa, quindi fu trasferito nell’Aula Capitolare nel 1789 dopo la demolizione dell’antica chiesa. All’interno si trova una bella Cappella chiaramontana, detta Aula Dei, con volte a crociera. Un arco ogivale decorato con motivi a zig-zag e a denti di sega delimita lo spazio absidale. In alto due formelle rettangolari decorate presentano scudi con leoni rampanti. L’atrio del convento in epoca medievale veniva utilizzato per le adunanze del Consiglio Civico, formato dai cittadini. Per chiamare a raccolta i cittadini o i loro rappresentanti si faceva uso del tocco della campana. Il Commissario della corte reale presiedeva alla elezione dei magistrati municipali col metodo dello “squittinio” (sorteggio).Il Convento aveva 36 camere, infermeria e professato. Le rendite provenivano da censi e da terreni. Non risulta che esercitassero la questua. Da Agrigento l’ordine ha preso il predicatore Nicolaus Valle autore del Vallilium Valle, primo dizionario siculo-latino edito nel 1510..Il convento a seguito del reformatio studiorum del 1620 istituì uno studentato provinciale dal quale gli allievi più dotati venivano inviati nei collegi della penisola per il conseguimento del titolo accademico. Il Consiglio Civico nel 1864 ha chiesto al governo di potere usare il convento come sede delle scuole tecniche, il ginnasio, il liceo e il gabinetto di fisica. Nel 1868 il Consiglio provinciale vi istituisce il Museo di Storia Naturale che fu parzialmente distrutto dai bombardamenti il 12 luglio 1943.

top


LA CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

La chiesa è gestita dai Frati Minimi, un ordine mendicante di vita austera fondato nel 1435 da S. Francesco di Paola.

Il settecentesco prospetto è massiccio ed elegante nella sua semplicità. Al centro del frontone posto sopra l’ingresso c’è un ovale con un bel ritratto di San Francesco di Paola.

Le torri campanarie mostrano ancora segni di un progetto elaborato e di una accurata esecuzione. All’interno a unica navata si notano: nel lato sinistro:

nel lato destro:

Nell’edicola dell’altare maggiore si trova una statua lignea di S.Francesco di Paola opera del Bagnasco (1759-1832)

top


LA CHIESA DI SAN GIACOMO

Sorge nella piazza omonima, vicino al distretto militare.

Era la chiesa conventuale dei Padri Mercenari Scalzi e fu fondata nel 1615.

L’ordine della Mercede fu fondato nel 1218 a Barcellona da San Pietro Nolasco per raccogliere fondi al fine riscattare i cristiani fatti schiavi dai saraceni e portati in Berberia (Africa mediterranea).

A seguito di una riforma i mercenari si distinsero in Calzati e Scalzi.

Ad Agrigento il convento dei Mercenari Calzati venne edificato sulle macerie delle chiese di San Giuliano e San Luca nel 1583 e successivamente chiuso nel 1666. È presente, ancora oggi, un’elegante apertura gotico-normanna incastonata nel muro di una casa nei pressi della discesa Porto Empedocle accanto alla chiesa-santuario dell’Addolorata alla fine dell’attuale via Garibaldi. Nel 1776 si riedificò una nuova chiesa accanto alla vecchia grazie al finanziamento del sacerdote Libertino Todaro con l’impegno da parte dei frati di alloggiarlo ed accudirlo durante la sua vita.

Forse all’originario edificio appartengono i pilastri angolari in pietra arenaria.

top

CHIESA DELL’ITRIA O DELL’ODIGITRIA (GUIDA DELLA VIA)

La chiesa dell’Itria è oggi ridotta a un rudere.
Fu edificata alla fine del ‘500 e presenta ancora il portale d’ingresso tardo manieristico .
Nel 1761 venne ceduta ai Padri Redentoristi che la tennero fino alla prima metà dell’800.
In seguito alla realizzazione della chiesa di Sant’Alfonso la chiesa dell’Itria fu venduta come casalino, insieme al giardino.


CHIESA DI SANT’ALFONSO

In questa chiesa fu celebrato il matrimonio tra Luigi Pirandello e Antonietta Portulano il 27 gennaio 189
Nel 1839 si iniziarono i lavori per la costruzione della chiesa di S.Alfonso sotto la direzione dell’architetto Benitvegna.
L’edificio sorse all’interno del baglio dell’Itria, un ampio cortile con orto, dietro alla Biblioteca Lucchesiana, e perché avesse un ingresso nella via Duomo furono sventrati alcuni locali interni.
L’esterno semplice contrasta con la ricchezza dell’interno ad unica navata strutturata in modo che la vista venga gradualmente convogliata verso il centro di attrazione costituito dalla statua di S.Alfonso (XIX sec) posta all’interno dell’Altare Maggiore dove si trovano pure due piccole figure allegoriche rappresentanti la Grazia e la Sapienza. Sono da segnalare a partire dall’ingresso:
Nel lato sinistro:
- tomba con ritratto del Fratello Redentorista Rosario Adduca morto nel 1860
- statua della Madonna della Guida (XVII sec) proveniente dall’Itria
- Il Discorso della Montagna olio su tela attribuito a Domenico Provenzani (1736-1794)
- La Madonna del Perpetuo soccorso, dipinto di stile bizantino con fastosa cornice dorata. Tale Madonna, che è la protettrice della Congregazione dei Padri Redentoristi è copia di un originale che si trova a Roma nella chiesa di Sant’Alfonso all’Esquilino.
Nel lato destro:
- tomba del Padre Isidoro Fiorini (1867-1956)
- la Madonna e Sant’.Alfonso dei Liguori, olio su tela di Domenico Provenzani.
Urna con Sant’Agnese
Sul soffitto Storie di Cristo e Gloria di Sant’Alfonso, opera di autore ignoto del XIX sec.

 


Questo è il sito dove prenotare una visita guidata professionale con le guide turistiche autorizzate di Agrigento